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Il killer di Stefano Leo maltrattava la ex ma era libero per un errore del tribunale

Said non aveva ottenuto la condizionale per via dei suoi precedenti. Inoltre non aveva diritto a chiedere subito misure alternative per via del coinvolgimento di un minorenne nella vicenda.

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globalist

5 Aprile 2019 - 09.48


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Sulla circostanza per cui Said Mechaquat,  il ventisettenne che si è consegnato alle forze dell’ordine, a Torino, confessando l’omicidio di Stefano Leo, si trovasse in libertà, il ministero della Giustizia non ha proceduto al momento all’invio degli ispettori per valutare il caso ma sta studiando la vicenda e acquisendo informazioni. Non è escluso – secondo quanto apprende – che possa attivarsi nelle prossime ore.

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Said Mechaquat non avrebbe dovuto essere a piede libero: l’uomo era stato condannato a un anno e sei mesi per maltrattamenti in famiglia con una sentenza, diventata definitiva, che per lui comportava la carcerazione. Secondo fonti interpellate dall’ANSA, ci sarebbe stato un ritardo, o un intoppo, nella trasmissione dei documenti dalla Corte d’appello alla procura presso il tribunale.

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Said non aveva ottenuto la condizionale per via dei suoi precedenti. Inoltre non aveva diritto a chiedere subito misure alternative per via del coinvolgimento di un minorenne nella vicenda. La condanna di primo grado, del 2015, era diventata irrevocabile perché il ricorso era stato giudicato inammissibile dalla Corte d’appello.

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