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Il killer di Stefano già condannato tre anni fa per calci e pugni alla ex ma era libero

Dopo la sentenza di primo grado, a un anno e sei mesi senza sospensione della pena, non è stata ancora fissata la data per l'appello.

Said Machaouat
Said Machaouat

globalist

4 Aprile 2019 - 10.03


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Era stato condannato tre anni fa per maltrattamenti e lesioni aggravate Said Mechaquat, il 27enne che ha ucciso Stefano Leo il 23 febbraio nella zona dei Murazzi, a Torino. Secondo l’accusa, l’uomo aveva ridotto l’ex compagna “in uno stato di succubanza”, colpendola frequentemente con calci, pugni e sputi. Dopo la sentenza di primo grado, a un anno e sei mesi senza sospensione della pena, non è stata ancora fissata la data per l’appello.
Come riporta il quotidiano La Stampa, Said “per sua stessa ammissione” minacciava e picchiava l’ex compagna Ambra “almeno tre volte al mese”. Un “inferno” l’hanno definito i giudici, fatto di “nasi sanguinanti, fughe da casa e temporanee riappacificazioni”.
Said e Ambra gabbo convissuto per tre anni a Torino, mettendo al mondo un figlio. Dopo aver sopportato i soprusi, la donna ha deciso alla fine di lasciarlo e raccontare ai giudici le violenze subite dall’ex compagno. I due si erano conosciuti a novembre 2011 ai corsi professionali dell’istituto professionale Boselli: “Eravamo innamorati, ma tantissimo”, ha detto in aula.
Le violenze e gli scatti d’ira – “Siamo partiti per Ibiza dove lui aveva trovato un lavoro. Quando siamo tornati, nel 2012, abbiamo deciso di andare a vivere insieme in un appartamento in affitto. Lui lavorava e pagava il canone. Ci amavamo molto anche se litigavamo spesso. Le prime volte che è capitato mi aveva dato uno spintone”, ha affermato Ambra. Poi i maltrattamenti e le lesioni, accompagnate da scatti d’ira incontrollabili in cui lui devastava l’appartamento. I vicini se ne accorgevano spesso, e infatti nel giro di tre anni e mezzo la polizia interviene sei volte.
Said viene arrestato nel novembre 2013, quando l’ex compagna viene trovata dai poliziotti in strada seminuda e con il figlio in braccio. I medici le diagnosticheranno “distorsioni multiple” e una prognosi di dieci giorni. Entrambi tornano a casa e si riappacificano, ma è solo apparenza. Le violenze ricominciano presto e a Said viene imposto il divieto di avvicinamento. I due si lasciano nel 2014.

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