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Parla il padre di Stefano Leo: "Mio figlio ucciso per un sorriso, inaccettabile"

Il dolore di Maurizio, papà del 34enne accoltellato a Torino dal reo confesso Said Machaouat: "Volevo un movente ma così non riesco a farmene una ragione"

Stefano Leo
Stefano Leo

globalist

2 Aprile 2019 - 07.38


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Non riesce a trovare pace Maurizio Leo, padre di Stefano, il 34enne ucciso il 23 febbraio a Torino, nella zona dei Murazzi, in riva al Po, da Said Machaouat che ha poi confessato di averlo fatto perché non sopportava di vedere una perosna felice. “Il pensiero che mio figlio sia morto per uno sguardo, forse per un sorriso che aveva regalato al suo assassino, è inaccettabile”, ha detto il padre della vittima.
Ammazzato due volte – Said Machaouat, il 27enne di origine marocchina ma con cittadinanza italiana che domenica si è consegnato ai carabinieri attribuendosi l’omicidio, ha raccontato di aver compiuto il gesto semplicemente perché triste, semplicemente perché voleva uccidere qualcuno che invece era felice. E quel qualcuno era Stefano Leo. Una motivazione impossibile da accettare per il padre Maurizio: “E’ come se lo avessero ucciso un’altra volta, non riesco a farmene una ragione”, ha raccontato.

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Nessun sollievo – Proprio la dinamica e la folle spiegazione del killer, provocano ancora più dolore nel genitore della vittima che pure ha cercato la verità e il movente dell’omicidio per lunghe settimane: “Non c’è nessun sollievo in questo. Sono sconvolto. Sono arrabbiato”, ha detto Maurizio Leo. “Volevo un nome, una ragione. Non questa. Sono senza fiato. Che senso ha scoprire che un ragazzo di trent’anni ammazza un suo coetaneo senza neanche conoscerlo? Che è bastato uno sguardo? Non mi sento meglio, mi sento malissimo”, ha spiegato.

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