Per giustificare la violenza del patriarcato si stanno inventando la sindrome post partum dei padri

La dott.ssa Luisanna Porcu, psicologa femminista dell’associazione Onda Rosa di Nuoro afferma che la maternità è una libera scelta della donna e sostiene che sia necessario sempre di più liberare la maternità dal patriarcato.

Per giustificare la violenza del patriarcato si stanno inventando la sindrome post partum dei padri

Per giustificare la violenza del patriarcato si stanno inventando la sindrome post partum dei padri

globalist 20 marzo 2019

Marzo 2019: l’Ordine degli Psicologi del Lazio avanza l’esistenza di una presunta sindrome post partum per i padri dovuta alla condivisione del carico di cura e per la troppa empatia provata con il figlio/a.


Dal 29 al 31 Marzo a Verona il Congresso Mondiale sulla famiglia propone e impone un unico modello di famiglia, che impone il ruolo di madre per la donna.


La dott.ssa Luisanna Porcu, psicologa femminista dell’associazione Onda Rosa di Nuoro afferma che la maternità è una libera scelta della donna e sostiene che sia necessario sempre di più liberare la maternità dal patriarcato.


Oggetto di controllo del patriarcato l’ideale materno oscilla tra la madre sacrificata, al servizio della famiglia e dei neonati/e, e la superdonna capace di raggiungere tutto ciò che unisce lavoro, carico di cura ed educazione.


La maternità, continua la dott.ssa Porcu, ha inevitabilmente una dimensione pubblica che dipende anche dall’ambiente in cui viene vissuta.


Viviamo una maternità patriarcale che ci ha imprigionate in stereotipi chiudendoci in casa e sottovalutando il lavoro di cura.


È necessario rompere con l’"istituzione" della maternità imposta dal patriarcato e recuperare l’esperienza materna per poterla vivere liberamente.


È altrettanto necessario agire per vivere la maternità e la genitorialità in una dimensione pubblica.


Vivere la maternità in modo libero, afferma la Porcu, significa che non deve essere rivendicata solo da un punto di vista individuale ma anche da una prospettiva sociale e politica perché la modalità in cui verrà vissuta non dipenderà solo dalle modalità che ogni madre può mettere in atto, ma anche dell'ambiente in cui viene esercitata quella maternità.


E l'ambiente, purtroppo, è un mezzo ostile alla genitorialità, ostile alle donne-madri.


La violenza ostetrica è un chiaro esempio di come i bisogni delle donne-madri non vengano presi in considerazione e fortemente sottovalutati.


Nelle eventuali diagnosi di depressione post partum vengono presi in considerazione solo fattori psicologici, ormonali e ambientali.


Non viene mai indagata la violenza ostetrica.


Come associazione Onda Rosa sappiamo quanto la violenza ostetrica sia una componente importantissima nell’esordio delle depressioni post partum, e quanto sia difficile per le donne un riconoscimento del loro vissuto in tal senso.


Un altro fattore importantissimo per una maternità libera è l’allattamento al seno e noi viviamo in una società che rende difficile questa pratica.


Una società che si schifa se la madre allatta, che la vuole nascosta durante questa pratica e che quindi si trova spesso a vivere con forti limitazioni i suoi movimenti durante tutto il periodo di allattamento che dovrebbe essere esclusivo per i primi 6 mesi di vita del bambino.


Lo Stato stesso non riconosce questo diritto alla donna e al nascituro, non prevedendo per legge il congedo materno per tutto il periodo dell’allattamento.


La psicologa afferma che reputa gravissimo che si parli di depressione post partum maschile così come di “famiglia naturale” ma che la società tutta dovrebbe lavorare in sinergia affinchè le donne si riapproprino di una maternità femminista, libera dalle violenze e dalle imposizioni patriarcali.