E' morta una madre della Repubblica, la partigiana Tina Costa. Il cordoglio dell'Anpi

Origine romagnole, militante comunista, da anni girava l'Italia con l'Anpi per passare il testimone ai più giovani. Sfilò in testa al corteo dell'ultimo Gay pride

Tina Costa

Tina Costa

globalist 20 marzo 2019

"È grande il cordoglio per la scomparsa di Tina Costa, partigiana, componente del Comitato Nazionale Anpi e Vice Presidente del Comitato Provinciale di Roma. Ci ha lasciato una personalità della Resistenza, dotata di coraggio e grande generosità, testimone nelle scuole della lotta di Liberazione dal nazifascismo e degli orrori della guerra, voce ferma in tante iniziative pubbliche in difesa dei diritti civili e sociali. Un'autentica pasionaria della libertà. Con commozione e affetto inviamo le più sentite condoglianze alla famiglia".
"Starò in piazza fino a quando avrò l'ultimo respiro, perché so di essere dalla parte del giusto e che le mie idee sono condivise da tanti", promise Tina Costa. E infatti la scorsa estate era in prima fila al corteo per il Gay pride a Roma. La ex partigiana si è spenta questa notte: era nata a Gemmano, in provincia di Rimini, l'11 novembre 1925. Padre socialista, madre iscritta al Pci, i suoi tre fratelli parteciparono anche alla fondazione del Pci nel 1921 a Livorno. E lei aveva ancora in tasca la tessera di Rifondazione comunista.
 "La maestra delle elementari voleva che indossassi la divisa di Figlia della Lupa, ma io ho succhiato un altro latte, sono cresciuta in una famiglia comunista e così rifiutai, accettando le punizioni che ne seguirono", raccontò all'Huffington post. Mentre parlando del presente, dell'attualità, spiegò a Repubblica: "La mia impressione è che questi politici non abbiano rispetto per l'essere umano. Stanno ancora qui a fare discorsi di razze. Assurdo. La razza è una. Quella umana".
Nel 2018 ricevette il premio di “Articolo 21 liberi di…”, promosso dall’Associazione insieme alla Fsni, la Federazione nazionale della stampa italiana, l’Ordine dei giornalisti, l’Usigrai e la Casagit. Ricevendo il riconoscimento assicurò: "Continuerò ad andare nelle scuole e a chi mi chiede chi sono i partigiani, come ha fatto un ragazzino immigrato di una 4ª elementare, rispondo: tutti coloro che si battono contro le ingiustizie, per la libertà, la democrazia e soprattutto per la pace. Per la pace dobbiamo unirci, oltre ogni credo politico o religioso, perché solo con la pace si risolvono i problemi, anche se sono tantissimi".