Caso Cucchi, i carabinieri avevano una relazione segreta sull'autopsia

Musarò ha aggiunto che «gli stessi legali di Cucchi nel 2009 avrebbero fatto invano richiesta quel documento».

Stefano Cucchi

Stefano Cucchi

globalist 8 marzo 2019

«Il 30 ottobre 2009 era stata fatta una relazione preliminare sui primi risultati dell'autopsia di Cucchi tenuta segreta, ma di cui il Comando Provinciale e il Gruppo Roma sapevano». Lo ha detto il pm Giovanni Musarò nel corso del processo sulla morte di Stefano Cucchi. In quel documento preliminare si sottolineava che «la lesività delle ferite allo stato non consentiva di accertare con esattezza le cause della morte».


Nel suo intervento di fronte alla Corte d'Appello di Roma, il pm Giovanni Musarò ha sottolineato che «nei verbali a firma dell'allora comandante del Gruppo Roma Casarsa e dell'allora comandante provinciale Tomasone la relazione non viene menzionata. Nel documento, sottoscritto dal dottor Tancredi, si sottolineava che la lesività delle ferite allo stato non consentiva di accertare con esattezza le cause della morte. Ma già in quei giorni i carabinieri, pur sapendo di quella relazione preliminare segreta, nel verbale escludevano un nesso di causalità delle ferite con la morte».


Musarò ha aggiunto che «gli stessi legali di Cucchi nel 2009 avrebbero fatto invano richiesta quel documento». Nella relazione preliminare sull'autopsia, di cui i carabinieri erano a conoscenza si spiega «che c'erano due fratture non precedenti alla morte e non si faceva riferimento ad alcuna responsabilità dei medici e che Cucchi era morto per cause da accertare». Così il pm Musarò in aula. Il pm rileva però che «nei verbali dei Carabinieri, invece, già si sosteneva che non c'era nesso di causalità tra le ferite e la morte. Se nel 2009 non si conoscevano le cause della morte com'è possibile che i carabinieri nei loro documenti già lo sapessero?».