L'accusa di Manconi: "Su Cucchi la solidarietà tra carabinieri è diventata omertà"

Per il politico che si è battuto fin dall'inizio con Ilaria Cucchi "tutta la classe politica italiana soffre di un complesso di inferiorità verso le forze di polizia e l'Arma"

Stefano Cucchi morto

Stefano Cucchi morto

Desk 27 febbraio 2019
Ste. Mi.
Luigi Manconi nella vicenda di Stefano Cucchi è figura chiave. Il direttore dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, già senatore, fin dall'inizio ha affiancato la sorella Ilaria nella battaglia contrapposta alle versioni ufficiali sulla morte del ragazzo, il 22 ottobre 2009, mentre era sottoposto a regime di custodia cautelare.

Manconi, la strategia di difesa dei carabinieri sul caso Cucchi indica che esiste un problema con parte dell'Arma?

Lo vado dicendo da vent'anni ma non credo sia il caso di fare un discorso generale. Se vogliamo agganciarci a quei giorni posso dire che in tutta la prima fase due persone, Ilaria Cucchi e io, rimanemmo testardamente convinti che le caserme dei carabinieri fossero la sede, lo spazio e il luogo dove indagare. E su questo abbiamo insistito anche quando le indagini si indirizzarono verso la polizia penitenziaria. Ricordo due episodi in particolare.

Uno è la telefonata di un giornalista?

Sì. Venni chiamato da un cronista romano il quale contestò tutte le affermazioni del mio comunicato contrapponendo una versione così puntuale, articolata e a suo avviso plausibile che era chiaramente il frutto della lettura di una velina che aveva sotto gli occhi. L'intervista si trasformò in un alterco al punto che interruppi la chiamata.

L'altro episodio?

All'epoca nel dipartimento dell'amministrazione penitenziaria c'era un vice capo se non sbaglio, il magistrato Sebastiano Ardito: un fior di reazionario del quale conosco l'onestà intellettuale e del quale rispetto la dirittura morale. Ardito fece un'indagine interna alla polizia penitenziaria arrivando a conclusioni talmente convincenti che le usai in più circostanze e dissi che altrove andavano cercate le responsabilità. Implicitamente le conclusioni di Ardito indicavano l'Arma.

A quell'inchiesta cosa seguì?

Quell'inchiesta interna fu totalmente ignorata, pochissimi ne parlarono, non fu valorizzata nonostante fosse redatta da un magistrato: certo, era interno in quel momento alla direzione della polizia penitenziaria ma rispondeva della sua professione e deontologia. Cercai ripetutamente di sollecitare il Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, a battersi e non ottenni alcuna reazione positiva: forse perché venivo considerato a torto ostile alla polizia penitenziaria e questo mi metteva in cattiva luce, non consentiva al provveditore regionale del Lazio di tutelare il corpo della polizia, non per difenderlo ma per spiegare. Ma non dico che all'epoca avevo capito tutto, dico di aver avuto una sensazione: la prossimità temporale tra la questione Marrazzo (il 23 ottobre 2009 più giornali dettero la notizia di quattro carabinieri arrestati con l'accusa di aver ricattato l'allora governatore del Lazio per una vicenda sessuale privata, ndr) e la vicenda di Stefano Cucchi ci sembrava preoccupante e tale da impegnare l'Arma nel massimo sforzo per allontanare i sospetti. Invece quando con Ilaria iniziammo a sollevare i dubbi più radicali sulla morte di Stefano chi allora era ministro della Difesa, Ignazio La Russa, quindi il responsabile politico dell'Arma, fece le classiche dichiarazioni sui carabinieri. Ma quei militari coinvolti nel caso Marrazzo avevano agito come un'associazione criminale.

Quando è avvenuta secondo lei la svolta nelle indagini su Cucchi?

Fecero la differenza le foto di Stefano dell'obitorio. Erano strazianti. La famiglia rifletté prima di renderle pubbliche e le presentammo in una conferenza stampa. Tornando alla domanda generale, penso molto seriamente che pressoché tutta la classe politica italiana soffra di una sorta di complesso di inferiorità verso le forze di polizia. Tanto più verso l'Arma perché fa parte del dicastero della Difesa, ha una sua storia, viene collocata nel sistema delle istituzioni in un ruolo particolare, quindi c'è un'estrema prudenza nell'affrontarne contraddizioni e responsabilità.

Ma i carabinieri si sono distinti in più occasioni per capacità di intervento, professionalità e umanità: pensiamo solo alle loro azioni di sostegno e soccorso nei recenti terremoti.

Certo, non esiste il minimo dubbio, ma il sottolinearlo è un errore perché la critica più radicale non implica un giudizio di disumanità o una valutazione ostile, anzi, dico, esattamente il contrario: bisogna sanzionare seriamente i pochi responsabili di reati per salvare l'onore di tutti gli altri. E bisogna anche dire che nell'Arma ci sono tratti culturali che fanno sì che un malinteso senso di solidarietà interna produce situazioni di omertà.