Fico contro l'imputabilità a 12 anni: "Un minore che delinque è sempre una vittima"

Il presidente della Camera critica la proposta della Lega: "Bisogna lavorare per reinserirli nella società"

Roberto Fico

Roberto Fico

globalist 15 febbraio 2019
Un altro capitolo della guerra a distanza tra Lega e Roberto Fico, il presidente della Camera che è ancora parte integrante di un Movimento che è sdraiato a tappetino sulle politiche xenofobe e liberticide di Salvini, diventando spalla e complice sui migranti, sul decreto sicurezza e nella campagna d’odio contro gli stranieri e i più poveri.
 "Parlare di pena a un minore non serve a niente". Così il presidente della Camera, Roberto Fico, che ha partecipato a Napoli a un convegno sulla giustizia minorile organizzato dalla Cisl. "Un minore che delinque è sempre una vittima e va aiutato a riabilitarsi nella società", ha risposto la terza carica dello Stato a chi gli chiedeva di commentare la proposta della Lega di abbassare l'età imputabile a 12 anni.
"I minori, quando sbagliano, sono delle vittime perché non hanno potuto scegliere. Dobbiamo fare in modo che - ha aggiunto Fico - i minori scelgano un'altra via. Per me non ci può essere pena che non sia educativa, riformativa, riabilitativa". Il presidente della Camera ha ribadito che occorre "cambiare mentalità: dobbiamo attaccare quartieri e zone periferiche, non possiamo più cercare di contenere la situazione, la lotta va vinta". "E' fondamentale interiorizzare il concetto che la situazione va risolta per sempre, che la comunità deve reagire con uno Stato forte che fa investimenti giusti - ha detto ancora -. Dobbiamo riempire l'assenza delle istituzioni, che da questo punto di vista fanno troppo poco".
"Troppo spesso si è delegato alla chiesa, alle associazioni, al maestro di frontiera isolato davanti a un esercito di ragazzi che - ha proseguito Fico - vorrebbe essere accudito. Dobbiamo essere nelle periferie e non basta la scuola aperta 5 o 6 ore al giorno".
Concludendo il suo intervento, rivolgendosi a una platea di ragazzi, la terza carica dello Stato ha analizzato: "Le grandi famiglie camorristiche usano e sfruttano un esercito di minori. Quindi hanno collegamenti da subito con chi mette loro quattro soldi in tasca per spacciare o portare droga da casa all'altra. Abbiamo visto casi di minori che aiutano in casa a confezionare droga, dobbiamo intervenire lì. Se fossi nato in una famiglia camorrista sarei probabilmente un camorrista, uno che potrebbe uccidere a 15 anni. Se fossi nato in un quartiere difficile probabilmente spacciando avrei portato qualche soldo a casa. E' questa la catena che dobbiamo spezzare".