Io, sarda e figlia di un pastore: la mia istruzione pagata dal latte

Io sono sempre andata fiera delle mie origini, perché quello che mi permetteva di frequentare ed eccellere era al 50% merito di mio padre.

Rivolta dei pastori

Rivolta dei pastori

globalist 11 febbraio 2019
Su Facebook gira la lettera di una ragazza di nome Giusy Pes di Bonarcado. Ve la riproponiamo perché dietro le proteste dei pastori in Sardegna ci sono le loro famiglie stremate da una situazione insostenibile. 
Sono figlia di un pastore... 
Ciò significa che i miei omogeneizzati, il mio zainetto, la mia merenda, i miei libri, il mio abbonamento, le gite che ho fatto, gli anni di nuoto e pallavolo, i biglietti dei concerti a cui sono andata, la patente che ho preso, gli abiti che ho indossato, le scarpe che ho calzato, le borse firmate che ho portato finché non ho iniziato a lavorare, sono state pagate dal latte... Dal latte, dalla fatica e dal sudore di un pastore... 
Ero l'unica figlia di pastore allo Scientifico, non perché veramente non ci fosse nessun' altro figlio di allevatori ma semplicemente non era chic, non era abbastanza charmant, glamour dire che eri figlia di pastore...
Io sono sempre andata fiera delle mie origini, perché quello che mi permetteva di frequentare ed eccellere era al 50% merito di mio padre... 
Non mi sono mai vergognata perché mi è stato insegnato che conta soltanto l'onestà del lavoro, non il genere... 
Avere un papà pastore significa che al mio battesimo, alla mia prima comunione, alla mia cresima mio babbo è arrivato dopo essere andato in campagna...
Al matrimonio di mia sorella, alla nascita dei miei nipoti, mio babbo è andato prima in campagna...
Al venticinquesimo anniversario di matrimonio, il giorno del mio diploma, il giorno in cui è morto suo padre, mio babbo è andato in campagna... 
Perché è un pastore, e un pastore non conosce vacanze, giorni liberi, malattia...
Un pastore a prescindere dal tempo, dall'umore, dalle cerimonie, dai lutti, dalle feste deve necessariamente mungere il gregge... Nutrirlo... Abbeverarlo... Curarlo...
Sempre... 
Tutto ciò per 60 centesimi al litro... 
Cioè un litro di latte costa meno di un pacchetto di cingomme... Vi sembra un prezzo equo?!
Il costo di produzione supera il costo di vendita!
Cioè servono più di 60 centesimi per produrre un litro di latte (senza considerare le ore di lavoro, valutando solo le spese nette per mangime, fieno, medicinali)
per cui i pastori hanno due opzioni:
1) Vendere tutto (ma non compra nessuno)
2) Protestare...
Siamo in campagna elettorale, mi auguro che i politici (di tutti gli schieramenti) 
non strumentalizzino la protesta, ma prendano davvero a cuore le sorti della Sardegna... 
#iostoconipastori..."