Il Riesame smonta le accuse della procura: "Insussistenti i reati contestati asd Aquarius"

Medici Senza frontiere rende note le motivazioni con le quali sono stati dissequestati due conti correnti. La Ong: "Accuse sproporzionate infondate"

Parlano i volontari dell'Aquarius costretti a lasciare

Parlano i volontari dell'Aquarius costretti a lasciare

globalist 9 febbraio 2019
La criminalizzazione ha le gambe lunghe, anche se va avanti: “Soddisfatti per la decisione del Tribunale del Riesame, che di fatto smonta l'impianto accusatorio proposto dalla Procura di Catania, ritenendo insussistente il reato di traffico illecito di rifiuti sulla nave Aquarius".
Lo ha rivelato Medici senza Frontiere in merito a quanto scritto dal Tribunale del riesame di Catania sulla "ritenuta potenziale infettività dei rifiuti derivanti dalle operazioni di salvataggio (nello specifico vestiti e biancheria intima) che dunque avrebbero dovuto essere riferiti come rifiuti sanitari a rischio infettivo o sanitari pericolosi", ritenendo tuttavia "insussistente il contestato reato di traffico illecito di rifiuti" nelle motivazioni con cui ha annullato il decreto del Gip che disponeva il sequestro di 200mila euro da due conti correnti intestati a F.G., titolare della 'Mediterranean shipping agency' di Augusta (Siracusa), indagato nell'ambito di un'inchiesta Bordeless sulla gestione di rifiuti da navi di Ong.
I giudici hanno anche ritenuto illegittimo il metodo di calcolo del profitto basato dalla Procura su una norma della Convenzione Marpol che era inapplicabile, riferendosi ad altro contesto e non alle condizioni economiche relative allo smaltimento dei rifiuti.
"Ancora una volta - fa sapere ancora Msf -, accuse sproporzionate e infondate contro le navi umanitarie si rivelano per quello che sono: ostinati tentativi di fermare l'azione di soccorso in mare a tutti costi. Senza alcuna considerazione per le conseguenze di questa campagna di criminalizzazione sulla vita delle persone, oggi abbandonate a loro stesse in un Mediterraneo svuotato di navi di soccorso, con il rischio di naufragare senza testimoni o di essere riportate forzatamente nel circolo della detenzione in Libia".