Salvini deve essere processato, ma anche politicamente

E' per il suo operato che Salvini andrebbe giudicato, per ciò che non ha fatto, per le risibili promesse elettorali mai mantenute, per il suo basso profilo umano e intellettuale.

Il saluto di Matteo Salvini con Luca Lucci

Il saluto di Matteo Salvini con Luca Lucci

Giuseppe Costigliola 1 febbraio 2019

Come tutti sanno, il Tribunale dei ministri ha richiesto al Parlamento l'autorizzazione a procedere contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini, per il reato di sequestro di persona aggravato in relazione alla vicenda della nave "Diciotti" rimasta attraccata nel porto di Catania per diversi giorni senza che fosse consentito ai migranti di sbarcare. In un primo momento, il pittoresco ministro aveva reagito con la consueta arroganza, dichiarandosi pronto a farsi processare perché non "aveva bisogno di aiutini".


Poi è passato a più miti consigli (su suggerimento, pare, di un ex magistrato): "Ritengo che l'autorizzazione debba essere negata", come se quel suo "ritenere" abbia una qualche valenza giuridica. Adesso si giustifica adducendo di aver agito, guarda un po', in veste di ministro.
Una scialuppa di salvataggio (diciamo pure un "aiutino") gliel'ha lanciata il presidente del Consiglio, dichiarando che il Senato dovrà "giudicare la linea politica del governo". È il classico esempio di come i politici, davanti alle proprie responsabilità, buttino tutto in caciara, come usa dire nella capitale di questo strano Paese. È stato autorevolmente fatto notare che il procedimento penale a carico di Salvini riguarda le modalità con le quali ha gestito la vicenda della nave "Diciotti", modalità che si configurano come improprie e illecite. Infatti, poiché in Italia vige una legge che stabilisce "il divieto di respingimento di minori non accompagnati" (legge Zanda), e poiché tra i 177 migranti (che, ricordiamolo, si trovavano su una nave italiana, addirittura della Guardia costiera, impegnata in un'operazione di salvataggio) vi erano dei minori non accompagnati, il ministro ha infranto la legge: non aveva alcun potere di impedire lo sbarco, e così facendo ha di fatto sequestrato centinaia di persone tenute per giorni in condizioni disumane.
Come ci hanno spiegato gli studiosi di diritto, il ministro andrebbe processato per il suo comportamento attuativo, l'abuso continuativo di atti d'ufficio, per essersi arrogato il diritto di gestire in prima persona la vicenda in violazione delle leggi costituzionali, del codice penale e del diritto internazionale.
Alla luce di ciò, la memoria difensiva che secondo i bene informati il governo sta per inviare alla Giunta delle autorizzazioni (a firma di Conte, Di Maio e Toninelli) per rivendicare la collegialità del governo in merito alla gestione della vicenda è quanto meno irrituale e fuori luogo. Non risulta infatti alcuna delibera del Consiglio dei ministri in merito.
Ma oltre a questo doveroso processo giudiziario, il vero processo che bisognerebbe intentare a Matteo Salvini è di natura politica. La vicenda "Diciotti", innumerevoli altri episodi e situazioni di ordine pubblico che lo hanno visto protagonista (si fa per dire), parlano chiaro: l'attuale ministro degli Interni è inadatto a svolgere la propria funzione. Invece di buttarsi a capofitto nel delicatissimo lavoro che è chiamato a realizzare, ad apprenderne i fondamenti e a costruirsi una competenza, gigioneggia per l'Italia e per il mondo sfoggiando divise militari come un modello a una sfilata di moda, inonda l'etere le televisioni e i giornali di proclami, frasi roboanti, spot elettorali, insulti, minacce e chiacchiere insulse: fumo da gettare negli occhi dei decerebrati che prendono le sue réclame per fatti. Ma i fatti, com'è sotto gli occhi di tutti, sono disastrosi.
La sua tanto sbandierata "tolleranza zero" dovrebbero averla gli italiani verso politici come lui, che lungi dallo svolgere con competenza ed etica il delicatissimo compito di governare il Paese, farne rispettare le leggi, tutelare gli interessi dello Stato, passano il tempo in lussuose cene con i potenti di turno, a scattarsi selfie orrendi da postare insieme a frasi altrettanto orrende, a lanciarsi come un avvoltoio su ogni notizia di cronaca che porti acqua al suo mulino velenoso, che casomai invece ne testimonia l'incompetenza.


Sì, il processo a Salvini dovrebbe essere squisitamente politico. E a maggior ragione proprio per quel che va dicendo in queste ore, che il suo è stato un atto politico, che ha agito da ministro: è per il suo operato che Salvini andrebbe giudicato, per ciò che non ha fatto, per le risibili promesse elettorali mai mantenute, per il suo basso profilo umano e intellettuale.


E i primi a giudicarlo dovrebbero essere i suoi elettori.