Filcams-Cgil: «La legge Maroni abbassa la sicurezza per i portavalori, correggetela»

Marco Feuli e Stefano Giangreco della Filcams Cgil Roma e Lazio: il decreto del 2010 va rivisto. Venerdì e sabato sciopero della categoria proclamato da Cgil, Cisl e Uil

Guardia giurata

Guardia giurata

Desk 31 gennaio 2019
Ste. Mi.

Quando vedete un furgone scaricare e prelevare soldi da un supermercato, una banca o quel che vi capita fate caso a quante guardie giurate a terra provvedono alla consegna e a sorvegliare: due oppure una? Ricordando che per obbligo una guardia deve restare al volante, quella differenza fa appunto la differenza. Perché se sono due, allora va bene. Se è una persona sola allora, avvertono Marco Feuli e Stefano Giangreco della Filcams Cgil di Roma e Lazio, i rischi di una rapina aumentano: per chi fa vigilanza, per il portavalori, ma anche per chi si trova lì per caso. I due sindacalisti infatti sollevano un problema aperto: con Decreto ministeriale 269/2010 firmato dall’allora ministro degli Interni Roberto Maroni nel governo Berlusconi gli addetti al servizio autista compreso possono essere due in tutto se il furgone è dotato delle ultime risorse tecnologiche, non obbligatoriamente tre, e molte aziende per risparmiare o fare gare al ribasso ne contemplano appunto due. Per Feuli e Giangreco è una strategia deleteria. Ed è anche per questo, oltre al rinnovo di un contratto nazionale scaduto da quasi quattro anni, che Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero nazionale per tutte le guardie giurate che può avere forti ripercussioni perché ormai i privati sono ovunque: nelle stazioni ferroviarie, nelle metropolitane.

Portavalori: servono tre guardie giurate, due è troppo pericoloso
Nel luglio scorso il deputato Pd Roberto Morassut ha presentato un’interrogazione parlamentare (riproponendo quanto già posto in interrogazioni parlamentari nella precedente legislatura) ponendo alcuni punti critici non risolti. «L'intero settore conta 1.326 imprese, con quasi 70 mila occupati, di cui circa 41 mila guardie armate, e un fatturato complessivo che si aggira attorno ai 3 miliardi e 300 milioni». Tra le attività delle imprese di sicurezza privata ha «particolare rilievo il trasporto valori, sia per l'incidenza complessiva sui fatturati e l'impiego di personale, sia per la delicatezza e pericolosità che può rivestire per gli addetti e per i frequentatori degli esercizi dove si svolge». Chi fa quel mestiere deve affrontare lo stress e, perché non dirlo, quando c’è un assalto la paura umanissima.

Quel decreto del 2010 dispone che per valori fino a fino a 1,5 milioni di euro devono esserci almeno tre guardie private giurate, ma possono ridursi a due «qualora si utilizzino furgoni blindati dotati di sistemi ad alta tecnologia», rammentava Morassut. Chi sta a terra, tra l’altro, deve pensare alla «bonifica», ovvero controllare che nei paraggi sia tutto a posto, non deve solo consegnare o prelevare i soldi nel tempo più breve possibile.

Salute e sicurezza sul posto di lavoro compromesse
«I furgoni di molte aziende sono passati da equipaggi con tre guardie giurate a due.
Nessuno dice che con tre l’assalto non avviene – precisano i due sindacalisti della Filcams Cgil che rappresenta i lavoratori di commercio, servizi e turismo - però se c'è una sola persona a terra ciò porta i malviventi ad aggredire di più. Il sistema delle due persone in tutto va anche a discapito della sicurezza dei lavoratori: la legge tiene conto dei beni trasportati, meno delle persone. Perciò il decreto ministeriale a nostro avviso cozza anche con la legge sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro».
Gran parte delle aggressioni, rimarcano, avviene al momento di carico o scarico dei valori. Sui media, dalla stampa alle tv, finiscono le notizie degli assalti ai furgoni, anche in autostrada, o alle banche magari con ruspe, di norma non circolano molto le notizie di queste rapine a terra. «Chiediamo che rimangano almeno tre addetti al di là della tecnologia. I soldi sono assicurati. A noi interessa la sicurezza della guardia giurata e di chi può trovarsi nei paraggi. Certo se i banditi irrompono con una ruspa portano via tutto, ma spesso compiono le rapine nei momenti di scarico e carico e fa una bella differenza se le guardie a terra sono due o tre».

La trattativa sindacale arenata
Le guardie giurate con porto d’armi sono circa 40mila, osservano Feuli e Giangreco, mentre altre 30-31mila sono operatori dei servizi fiduciari. L’età media spazia dai 22-25 anni fino alla pensione. «Al di là della legge Maroni scioperiamo perché la trattativa si è arenata. Le controparti tendono a non concedere nulla, fanno “melina” e poi si ricompattano con le controproposte che come sindacati avevamo già cassato». Come sindacati cosa chiedono? «Abbiamo presentato una piattaforma su cui discutere ma quando ci si avvicina alla soluzione di un pezzo già discusso si torna indietro perché le aziende dicono che non va bene una frase o di non essere d’accordo per ritorniamo da capo. Questo meccanismo va avanti da quasi quattro anni». Gli effetti dello sciopero? «Blocchiamo il trasporto valori, i piantonamenti, le metropolitane in grandi aree urbane, il servizio in ospedali e stazioni ferroviarie».

Abbassati gli standard da molte aziende
Oltre agli inevitabili aggiornamenti economici, la trattativa ha obiettivi più ampi:
«Il decreto Maroni ha abbassato gli standard di sicurezza. Ci sono aziende che investono in tecnologia, giubbetti anti proiettili adeguati (non sono tutti uguali), mentre altre no. E l’azienda che investe è penalizzata perché ha più competenza ma costi strategici superiori. Però fare “dumping” verso il basso costo è un gioco inaccettabile sulla sicurezza e la pelle delle persone. Le istituzioni e la comunità devono tenerne conto. Di recente una guardia giurata a Napoli aprendo la stazione della metro è stata uccisa proprio perché gli standard sono bassi».

Il decreto Maroni ha avuto per loro un ulteriore effetto deleterio: «Con la liberazione delle licenze disgrega il settore. Che è cambiato ma alcuni valori vanno tenuti. Quel decreto ha bisogno di un tagliando e alle istituzioni chiediamo di aprire un tavolo. Prima c’erano aziende grandi, ora c’è una polverizzazione che rende difficile anche un confronto. Non importa se quel confronto è aspro, ma se non si curano a dovere professionalità e formazione non si raggiunge uno standard alto di lavoro diventa complicato». Alle aziende cosa chiedono Cgil, Cisl e Uil? «Che investano per la sicurezza e per la professionalità per i lavoratori. Le aziende piccole non garantiscono questi investimenti e hanno il dovere di essere interlocutori affidabili».