Castelnuovo di Porto e i messaggi di quella deportazione

Sono tutti responsabili, verdi o gialli, e ne risponderanno, agli elettori raggirati, più in là anche alla Storia. Prima a Dio, quando i responsabili si ritroveranno innanzi a lui.

Castelnuovo di Porto

Castelnuovo di Porto

Onofrio Dispenza 22 gennaio 2019

La foto è bellissima, e Globalist l'ha scelta come immagine copertina di quel che accade a Castelnuovo di Porto: un ragazzo di colore piange sulla spalla di un amico operatore del Cara, il centro di accoglienza che il ministro dell'Interno e lo scellerato e inumano decreto fortemente voluto da lui hanno chiuso. Più di 400 uomini, 120 donne, 14 bambini deportati dal più grande centro d'accoglienza del Paese che dopo una parentesi segnata dall'ombra di "mafia capitale" era diventato modello di legalità e accoglienza.



Globalist, altre testate giornalistiche e il tam tam della Rete vi hanno raccontato e continueranno a raccontarvi. Ora vale qui riprendere alcune cose e ricordarne altre per interpretare appieno la decisione del governo. Si, del governo tutto, perchè attorno a queste scelte non ci sono responsabilità di diversa gradazione, non ci possono essere distinguo: sono tutti responsabili, verdi o gialli, e ne risponderanno, agli elettori raggirati, più in là anche alla Storia. Prima a Dio, quando i responsabili si ritroveranno innanzi a lui. Deportati, senza alcun confronto, con destinazione sconosciuta. Uomini e donne in strada, bambini costretti a tagliare il loro legame con la scuola, primo scalino di un reale e costruttivo processo di integrazione.


Accanto a loro, quanti, italiani col bollo, perderanno il lavoro. Lo slogan "Prima gli italiani", archiviato violentemente.
"Da amministratore locale - ricorda bene il sindaco di Castelnuovo di Porto, Travaglini - dico che il problema dell'Italia non sono i migranti, ma disoccupazione, corruzione, mafie, evasione fiscale, una giustizia che non funziona e che non riesce a garantire la certezza della pena, la mancanza di risorse per mettere in sicurezza i territori...Spero che la furia del governo nell'affrontare il fenomeno dell'immigrazione contagi anche questi altri fronti, eterne emergenze del nostro territorio e dell'Italia intera".
Rabbia sotto la pioggia per quel che si è consumato in paese. La nostra comunità - racconta il sindaco - aveva saputo tessere una serie di iniziative economiche e culturali che avevano fatto bene agli ospiti e agli abitanti". Anche sull'ordine pubblico, impegno comune e comune vigilanza.
La cronaca dice di un centinaio di persone al presidio. L'avevano voluto senza bandiere di parte, giusto come fosse. Quel che voglio qui sottolineare non è la presenza di chi si è sacrificato per esserci; qui voglio sottolineare l'assenza di chi - senza bandiere - avrebbe dovuto esserci. Ci sono eventi e passaggi della cronaca che si fa Storia che impongono la presenza a chi vuole essere protagonista di cambiamenti e di trasformazioni nel senso della civiltà.
Chi ritiene di far politica e non comprende che oggi far Politica significava essere a Castelnuovo di Porto, ha perso una occasione, perdendosi nella politica parlata, balbettata.
Per chiudere, una mia interpretazione dei fatti. Ricordo anche io, come ha fatto Avvenire, che Papa Bergoglio aveva scelto il Cara di Castelnuovo per una visita significativa, nei giorni di Passione. Ebbene, ritengo che la deportazione di oggi sia una bestemmia oltraggiosa, un insulto, voluto e meditato, anche al Papa, per quel suo gesto, per essersi inginocchiato davanti ai Poveri Cristi lavando loro i piedi.
Un rito antico, ma anche una contemporanea implorazione di perdono. Se il quadro fosse un altro, e altri i protagonisti, verrebbe di dire che la deportazione di quest'oggi somiglia tanto ad un messaggio mafioso, destinataria la Chiesa.