ll pentito di Camorra costretto a lavorare con la sua vera identità

Michelangelo Mazza, pur di lavorare per assistere e mantenere la sua famiglia, è diventato un fattorino usando il suo vero nome e cognome. L'appello al Servizio Centrale di Protezione.

Collaboratore di giustizia
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10 Gennaio 2019 - 09.37


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Pur di guadagnare abbastanza per aiutare la figlia incinta e per poter garantire un futuro anche alle altre figlie piccole, Michelangelo Mazza, pentito di Camorra, è stato costretto a lavorare come fattorino usando la sua vera identità.
Mazza stesso ha denunciato la sua vicenda al sito ‘CiSiamo.info’: “Ringrazio lo Stato per come mi ha protetto e assistito. Il problema è che io non posso basare la mia vita e quella della mia famiglia sull’assistenza, perché prima o poi il programma di protezione giustamente finirà e a quel punto che fine farò, se in questi anni non ho la possibilità di inserirmi in un contesto sociale e lavorativo?”.
Mazza si è così deciso a trovare un lavoro ma dopo un po’ si è reso conto che era troppo rischioso: “Oltre al fatto che devo andare in giro per tutta la città per consegnare i pacchi facendomi incontrare moltissime persone diverse, il mio nome è registrato su un’applicazione da cui i clienti possono controllare il momento preciso della consegna del loro pacco”, spiega Mazza.
Il collaboratore di giustizia si rivolge quindi ai vertici del Servizio Centrale di Protezione affinché sia ricevuto dalla Commissione Centrale di Protezione: “Voglio semplicemente poter spiegare loro, che hanno il potere di decidere sulla mia vita, la mia situazione: a me interessa semplicemente che mi mettano in condizioni di poter lavorare in sicurezza e che mi venga consentito di rifarmi una vita, con la mia famiglia”, sottolinea Mazza.

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