Muore l’ultras di destra a San Siro e i fascisti si nascondono dietro Carlo Giuliani

Comincia a circolare su twitter una squallida linea di difesa di Daniele Belardinelli che paragona l'ultras morto a Carlo Giuliani

Carlo Giuliani
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28 Dicembre 2018 - 17.15


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La linea di difesa del fascismo italiano, ancora timida ma probabilmente destinata a crescere, è trincerarsi dietro la morte di Carlo Giuliani per giustificare quella di Daniele Belardinelli, capo ultras di estrema destra morto durante gli scontri di Inter Napoli. 

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Giuliani è morto in circostanze sì controverse ma comunque nel mezzo di una manifestazione che ricordiamo tutti come si è risolta, Belardinelli era un criminale che aveva organizzato un blitz militare razzista contro i tifosi del Napoli. Non può essere la stessa cosa. E se la discrimine è quel -presunto- lancio dell’estintore contro la camionetta della polizia che ha portato all’uccisione di Giuliani, Belardinelli non può contare sullo stesso beneficio del dubbio: lui era lì esattamente per fare quello che ha fatto per tutta la vita, esercitare quello che lui e i suoi compari pensano sia un diritto alla violenza.

La retorica fascista del guardare a quello che fanno gli altri e giustificare le loro azioni è un copione vecchio. Ciò che sfugge a chi in queste ore sta tentando l’impresa di difendere Belardinelli è che una cattiva azione degli altri non ne giustifica una propria. Belardinelli verrà ricordato come quello che era, un ultras fascista e picchiatore. E sulla lapide di Giuliani è scritto ‘ragazzo’, perché è quello che era. E sull’aula di Montecitorio dedicata alla sua memoria, quello di Giuliani è un nome che va al di là della persona fisica: viene ricordata una delle pagine più nere della storia d’Italia recente. La morte di Belardinelli, invece, è simbolo di un’Italia becera che va estirpata alla radice. Di cui, ed è questa la differenza fondamentale, Belardinelli era causa, non sintomo.

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