Spegni la miccia al decreto Salvini: le associazioni organizzano il presidio

Il prossimo 23 novembre, in concomitanza con la discussione alla Camera del provvedimento mobilitazione anti-razzista

Presidio contro il decreto Salvini

Presidio contro il decreto Salvini

globalist 15 novembre 2018

Il mondo dell’associazionismo democratico, il mondo del volontariato, le organizzazioni cattoliche, evangeliche, i movimenti e le associazioni per i diritti civili e umani. Tutti contro. Un decreto approvato dal governo penta-fascio-leghista che calpesta l’articolo 10 della Costituzione (e presto qualcuno solleverà l’eccezione di incostituzionalità) e nega la protezione umanitaria quasi sempre.
Ora le associazioni che si battono per i diritti civili hanno proposto una piattaforma intorno alla quale lanciare una iniziativa il prossimo 23 novembre


Il DL Salvini è una bomba sociale pronta ad esplodere: abbiamo poco tempo per disinnescarla. Fermiamo insieme l’approvazione di un decreto che non solo ci renderà tutti e tutte più insicuri, ma avvelenerà i nostri territori, legittimando abusi e violenze contro i più deboli.
● Abolizione della protezione umanitaria e sua sostituzione con, tra gli altri, un permesso per “atti di particolare valore civile”: se sei un migrante e non diventi un eroe, niente permesso.
● Richiedenti asilo cacciati dagli Sprar, privati del diritto di iscriversi all’anagrafe e quindi di avere accesso a tantissimi diritti, come il sistema sanitario nazionale.
● Potenziamento del daspo anche “dai presidi sanitari”, con rischio per poveri e senzatetto di vedersi cacciati dagli ospedali delle nostre città, anziché curati.
● Fino a 12 anni di carcere per un blocco di strada ordinaria effettuato da più persone (se invece riesci a fare un blocco stradale da solo,ti becchi solo fino a 6 anni di reclusione). Sempre che tu non sia straniero: per i migranti, infatti, la condanna definitiva per blocco stradale comporta il diniego o la revoca del permesso di soggiorno.
● Fino a 4 anni e multa fino a 2064 euro per chi promuove le occupazioni di edifici o terreni e possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche per individuare gli organizzatori. 
● Polizia municipale con in mano il taser, pistola elettrica che ti paralizza a suono di elettroshock, definita arma di tortura dall’Onu e che ha già provocato più di mille morti negli USA.
● Vendita ai privati dei beni confiscati alle mafie.
Tutto questo non è un film dell’orrore. 
È ciò che è già in vigore e che potrebbe diventare legge in pochissimo tempo, qualora il DL su “Immigrazione e Sicurezza”, a firma del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, venisse convertito. 
Un decreto che, in piena continuità con il precedente decreto Minniti/Orlando, segna un ulteriore passo della guerra ai poveri, ai migranti, agli attivisti nelle nostre città.
Di più, il testo approvato col voto di fiducia in Senato prevede oggi, grazie ad un maxi-emendamento presentato dal Governo, un elenco di “Paesi d'origine sicuri” che comportano il diniego automatico della richiesta di protezione; certificazione di una conoscenza della lingua italiana almeno a livello b1 per ottenere la cittadinanza; reintroduzione del reato di accattonaggio con reclusione fino a 6 mesi ed ammenda fino a 6.000 euro; arresto fino ad anno per chi viola il daspo urbano del Questore. 
Un decreto, dunque, che costringe migliaia di persone alla precarietà giuridica ed esistenziale, rendendole carne da cannone per mafie e caporali, che intende spazzare via tutte le esperienze di riappropriazione di spazi e di rigenerazione urbana presenti nei nostri territori.
Un decreto che potenzia la repressione contro chiunque tenti di manifestare il proprio dissenso, dagli studenti e studentesse, ai lavoratori e lavoratrici, passando per i movimenti per il diritto all'abitare e di lotta nei territori contro le grandi opere.
E, in piena coerenza con le politiche repressive di questo Governo, ad essere attaccati sono anche i diritti delle donne, attraverso il ddl Pillon, infatti, viene riprodotta una visione becera di famiglia tradizionale e di matrimonio, che segna un passo indietro sui diritti e sulle libertà di autodeterminazione delle donne, legittimando sottomissione, violenza e controllo dei corpi femminili, in un clima di propaganda d’odio perenne fatta di strumentalizzazione di stupri e femminicidi, per giustificare assurde politiche razziste, contro il quale la marea femminista il 24 novembre attraverserà Roma per il corteo di NON UNA DI MENO.
Noi non abbiamo intenzione di assistere inermi a tutto questo.
In queste settimane ci siamo incontrati per discutere insieme e confrontarci su quanto sta accadendo. Abbiamo capito che parlarne non basta.
Abbiamo promosso e partecipato al grande corteo nazionale del 10 novembre che ha portato decine di migliaia di persone a Roma per manifestare la propria opposizione a questo ennesimo provvedimento razzista, securitario e liberticida.
Tantissimi Comuni, da Torino a Padova e Bologna, hanno sospeso l'applicazione del Decreto nelle loro città, in attesa dell'approvazione definitiva del provvedimento.
Ebbene, noi ostacoleremo fino alla fine la conversione in legge di questo decreto disumano e criminogeno ed, in caso di approvazione, dichiariamo fin da ora che siamo pronti a praticare disobbedienza in ogni luogo.
Vi aspettiamo tutti e tutte in presidio il 23 novembre.
Contro la retorica della sicurezza e del decoro che avvelena le nostre città, attacca i deboli ed i migranti, criminalizza le occupazioni abitative, le proteste ed il dissenso.
Il Decreto Salvini è una bomba pronta ad esplodere, e noi siamo pronti a disinnescarla. 


#spegnilamiccia
#indivisibili