La vergogna fascista a Predappio: nel corteo deridono anche gli orrori di Auschwitz

I camerati d'Italia si riversano a Predappio e sono un insulto per l'Italia antifascista. In un paese normale, li avremmo già arrestati tutti

Selene Ticchi

Selene Ticchi

Giuseppe Cassarà 28 ottobre 2018

Questa signora in foto si chiama Selene Ticchi, è candidata sindaco di Budrio con Aurora Italiana, militante di Forza Nuova. Indossa una maglietta che in uno Stato normale, democratico e basato sui valori dell'antifascismo (come l'Italia è, anche se molto meno da alcuni mesi a questa parte) le sarebbe già valsa una condanna per apologia del fascismo e per vilipendio: Auschwitlzland dice quella scritta infame, nel font che imita Disneyland. I lager dove sono morti sei milioni di ebrei diventa "humor nero" che fa stampare sulla faccia della signora Ticchi un bel sorrisetto soddisfatto. E ne ha ben donde di essere contenta, la Ticchi: si trova a Predappio, fa parte del servizio d'ordine dell'adunata dei suoi amici camerati, venuti a commemorare la tomba del Duce nel giorno della Marcia su Roma. 


"Volevano vietarci la manifestazione, che democrazia è questa?" si chiede la Ticchi, che ha il coraggio di infangare la parola democrazia con la sua bocca da nostalgica fascista. Lei, che indossa una maglia che fa rabbrividire e, siamo sicuri, direbbe cose come "eh ma allora le vittime del comunismo?". Come se i crimini di una dittatura cancellassero quelli di un'altra. Ma d'altronde così ragionano i fascisti. 


In migliaia sono arrivati, il cuore nero d'Italia, a riversarsi nelle osterie e a bere birra già dalle prime ore del mattino, a comprare accendini con le effigi del loro amato Duce, a suonare le trombe e le fanfare e a chiamarsi tra loro 'camerata'. 


Tutti, ovviamente, dalla parte di Salvini: linea dura sull'immigrazione, intransigenza sulla famiglia tradizionale, che si porti un po' d'ordine in questa Italia che ha l'ardire di volere vivere nel 2018, nel 21esimo secolo, lasciandosi alle spalle le orride dittature del secolo scorso. Non sia mai: per i fascisti come la nostra Ticchi bisogna tornare al ventennio. Chissà se lo sa, la Ticchi, che se si realizzasse il suo mondo dei sogni lei sarebbe confinata in una casa per cucinare per il marito e a sfornare bambini. Chissà se lo sa, la Ticchi, che la democrazia di cui si riempie la bocca è proprio quella che vogliono abolire. Chissà se lo sa che fare la fascista in democrazia è incredibilmente facile e dovrebbe baciare la terra dove noi antifascisti camminiamo perché le permettiamo di andare in giro a insultare fieramente tutto ciò che le dà la libertà di esternare tutto lo schifo che ha in testa.