Il pm sul caso Cucchi: "Questa storia è costellata di falsi" (se ne accorgono ora)

Lo ha detto il pm Giovanni Musarò, depositando nuovi atti istruttori in apertura della nuova udienza del processo bis sulla morte di Stefano Cucchi

Stefano Cucchi
Stefano Cucchi
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24 Ottobre 2018 - 13.03


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“Questa storia è costellata di falsi, subito dopo il pestaggio, e proseguita in maniera ossessiva subito dopo la morte di Cucchi, c’è stata un’attività di inquinamento probatorio indirizzando in modo scientifico prove verso persone che non avevano alcuna responsabilità e che sono state sottoposte a giudizio fino in Cassazione e ora sono parte civile perché vittime di calunnie”. Lo ha detto il pm Giovanni Musarò, depositando nuovi atti istruttori in apertura della nuova udienza del processo bis sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra di 31 anni deceduto all’ospedale Pertini il 22 ottobre 2009, sei giorni dopo essere stato arrestato per detenzione di stupefacenti.

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“Quello che ha detto il carabiniere Francesco Di Sano nell’udienza del 17 aprile è vero – ha aggiunto il pm – la modifica della annotazione di servizio sullo stato di salute di Cucchi non fu frutto di una decisione estemporanea e autonoma, ma fu l’esecuzione di un ordine veicolata dal comando di stazione, che a sua volta aveva recepito un ordine dal comandante di compagnia, che a sua volta aveva recepito un ordine dal gruppo. Solo così si può capire il clima che si respirava in quei giorni – ha detto Musarò – e perché quella annotazione del 22 ottobre sia stata fatta sparire senza che nessuno ne parlasse per nove anni”.

Nella nuova udienza a piazzale Clodio è stato sentito anche Rolando Degli Angioli, il medico che visitò Cucchi in carcere prescrivendone il ricovero immediato in un ambulatorio esterno: “Aveva il volto tumefatto e lamentava dolori nella zona sacrale, con difficoltà a sedersi perché gli faceva male la schiena. Mi disse che si era fatto male cadendo dalle scale”.

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“Non poteva stare in istituto, doveva fare quegli esami – ha detto il medico rispondendo alle domande del pm Musarò -. C’era qualcosa che non andava e la situazione stava evolvendo in senso negativo. Era un codice giallo in evoluzione. Rimasi allibito quando seppi che era tornato dal Fatebenefratelli con due vertebre rotte, senza che gli avessero fatto da rx che avevo prescritto”.

In aula anche Pasquale Capponi, ex detenuto e vicino di cella di Cucchi a Regina Coeli, sentito come testimone nel processo che vede imputati cinque carabinieri a vario titolo per omicidio preterintenzionale, calunnia e falso: “Stefano era tutto nero, tumefatto, in faccia e sulla schiena, gli abbiamo dato una sigaretta. Aveva freddo gli abbiamo fatto una tazza di latte caldo”.

Capponi ha poi riferito quanto gli disse un altro detenuto, il tunisino Alaya Tarek, che aveva parlato con Cucchi in cella: “A lui Stefano disse che erano stati i carabinieri a ridurlo così”.

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