Quando i neri erano i 'terroni': italiani allo specchio nel monologo di Andrea Pennacchi

L'attore veneto ha registrato un testo scritto da Marco Giacosa sull'attuale schizofrenia degli italiani: come il disprezzo per i 'negri' ha unito il nord al detestato sud

Andrea Pennacchi
Andrea Pennacchi
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David Grieco Modifica articolo

22 Ottobre 2018 - 16.07


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Come è noto, l’Italia è un paese di attori.
Attori puri, come Alberto Sordi.
Attori geniali, come Roberto Benigni.
Attori falliti, come Beppe Grillo.
Aspiranti attori, come Giuseppe Conte.
E grandissimi attori poco conosciuti, come Andrea Pennacchi.
Pennacchi è un attore veneto.
Ha interpretato un monologo bellissimo scritto da Marco Giacosa sull’attuale schizofrenia degli italiani.
Italiani talmente schizofrenici ormai da non aver capito, in larga percentuale, neppure le intenzioni di questo attore e di questo autore.
Bravo Pennacchi e bravo Giacosa.
Occorreva uno specchio, semplicemente un specchio, per mostrare a tanti italiani quanto sono diventati brutti e quanto sono diventati scemi nell’epoca folle del Governo della Demenza.

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