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I carabinieri accusati di aver pestato Cucchi negano ancora: ci sentiamo traditi

Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro hanno reagito con rabbia alla confessione di Francesco Tedesco, co-imputato nel processo: opportunista

L'avvocato Fabio Anselmo mostra le foto di Stefano Cucchi
L'avvocato Fabio Anselmo mostra le foto di Stefano Cucchi

globalist

13 Ottobre 2018 - 08.02


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Non si tratta solo di una confessione. Si tratta di una confessione nel mezzo di una vicenda in cui i depistaggi, gli sbianchettamenti, le relazioni di servizio sparite o manipolate sono già qualcosa di accertato.
E perché i carabinieri, se fossero stati innocenti angioletti, avrebbero fatto sparire le prove?
La confessione del carabiniere imputato è solo l’ultimo tassello, senza dimenticare che già un altro carabiniere aveva denunciato i fatti.
Ma loro, gli altri imputati, sono ancora fermi sulla linea di negare tutto: “Ci sentiamo traditi”: è ciò che affermano i due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro accusati dal collega Francesco Tedesco di aver eseguito il pestaggio divenuto poi mortale per Stefano Cucchi. “E’ già dura essere parte di un processo sapendo di essere innocente, ma tutto diventa doppiamente tragico se si aggiunge il tradimento di un collega. Un atteggiamento che non può che essere dettato da ragioni di opportunità”.
La deposizione di Francesco Tedesco, dopo tanti anni da quei drammatici momenti, è considerata dai due colleghi come un atto di tradimento. I tre, Tedesco, Di Bernardo e D’Alessandro, sono accusati di omicidio preterintenzionale nel processo bis sulla morte del geometra romano.
“Questa mattina – ha raccontato a La Stampa l’avvocato di Di Bernardo – un uomo ha telefonato a casa della madre, sostenendo di chiamare dalla procura di Roma, e le ha detto: pagherete violentemente per quello che è accaduto. La signora ha avuto un malore. È sconvolgente che tutta Italia giudichi Di Bernardo colpevole sulla base di mere dichiarazioni rese da un co-imputato del medesimo reato che per anni ha detto l’opposto e non sulla base di una sentenza, creando un clima di odio”.
“Adesso ci ritroviamo, nove anni dopo, con queste dichiarazioni, che abbiamo conosciuto attraverso il web e i giornali. Le affronteremo, vedremo quando sarà sentito. L’ informazione è importante, ma i processi si fanno nelle aule di giustizia”, ha aggiunto il difensore di D’Alessandro.
Attraverso il suo legale, il maresciallo Roberto Mandolini – accusato di calunnia e falso assieme a Vincenzo Nicolardi anche per aver fatto sparire l’atto con cui Tedesco aveva denunciato il depistaggio – ha attaccato: “Francesco Tedesco, fulminato sulla via di Damasco, ci ha messo dieci anni a dire certe cose, ed è un co-imputato, quindi le sue dichiarazioni saranno sottoposte a un controllo obiettivo ed estremo. Se troveranno il conforto delle prove, allora ci confronteremo con questa realtà”.

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