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Migrante ammanettato alla ruota dell'auto della polizia: aperte due inchieste

Il procuratore di Foggia: "indagini sulla legittimità del fermo". Omar Jallow, gambiano 26enne, è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale ma per il giudice non c'è stata aggressione verso gli agenti

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Omar Jallow

globalist

12 Ottobre 2018


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Dopo il video amatoriale che mostrava un giovane migrante ammanettato alla ruota posteriore di un’auto della polizia la procura di Foggia ha aperto due inchieste. Dovranno far luce sull’arresto di Omar Jallow, il 26enne gambiano fermato il 5 ottobre da due agenti della polizia stradale nei pressi del Cara di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Un’inchiesta punta a ricostruire i fatti mentre l’altra riguarda le modalità dell’arresto.
Caduta l’accusa di aggressione, Jallow è stato condannato a un anno dal giudice del tribunale di Foggia per resistenza a pubblico ufficiale. Sono invece cadute le accuse di lesioni in concorso con altre persone rimaste ignote. Il gambiano, per sua stessa ammissione, ha dichiarato davanti al giudice di aver tentato di sfuggire alla cattura. Dopo l’arresto il giovane è stato ammanettato alla ruota posteriore dell’auto di servizio. Accanto a lui, poggiato sull’auto, un agente con la divisa sporca di fango.
Come riferito dal procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro, sono state aperte due inchieste: “Una mira ad individuare gli autori dell’aggressione ai poliziotti, l’altra riguarda la legittimità delle modalità di arresto”.
“Omar – ha spiegato il suo avvocato difensore Maria Grazia Capobianco – ha ammesso di essere scappato perché aveva l’assicurazione automobilistica scaduta. È arrivato nelle vicinanze della pista, l’accampamento abusivo che sorge accanto al Cara, e ha abbandonato il mezzo. Poi è stato inseguito dai poliziotti. Poco dopo si sono ritrovati a terra, cadendo su un cumulo di rifiuti e bottiglie rotte. Il mio stesso assistito ha riportato un taglio evidente sul braccio”.
Jallow è in Italia dal 2014, non ha famiglia e vive in una delle baracche abusive situate nei pressi del centro di accoglienza di Borgo Mezzanone. E’ un richiedente asilo che aveva ottenuto la protezione umanitaria grazie a un ricorso alla magistratura. Ha sempre lavorato nei campi, come spiegato dal suo avvocato: “Anche il giorno del suo arresto era appena rientrato dalle campagne, impiegato nella raccolta delle olive”.

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