Gessica scomparsa nel nulla. Un rompicapo da commissario Montalbano

Si cerca Gessica, svanita nel nulla in un giorno d'estate. Per la famiglia, per il paese e per gli investigatori, Gessica non è andata via, Gessica è qui. E'da trovare. Viva o morta.

Favara

Favara

Onofrio Dispenza 5 ottobre 2018

Sono arrivati i cani molecolari e una squadra dei RIS. Si cercano tracce in una casa di campagna, tra Favara e la vicina Naro, l'immediato entroterra di Agrigento. Si cerca Jessica, svanita nel nulla in un giorno d'estate. Per la famiglia, per il paese e per gli investigatori, Gessica non è andata via, Gessica è qui. E'da trovare. Viva o morta. Cani e Ris cominciano le loro ricerche dalla casa di campagna dell'ex compagno della ragazza, poi andranno avanti, scrutando cerchi concentrici sempre più larghi. Torneranno dove sono già stati, ma soltanto con gli occhi, aiutati da tanti volontari. Ma nel giorno che segna una svolta nelle ricerche della ragazza, rileggiamone la storia. Da metà agosto non si parla d'altro qui. E si leggono con una lente particolare anche un paio di piccoli fatti di cronaca apparentemente senza significato e senza collegamenti. Tutto, pur di capirci qualcosa. Jessica o Gessica, già il nome è dubbio. Veste meglio Jessica a quella ragazza giovane, carina e bionda scomparsa nel nulla una domenica sera di metà agosto. Più probabilmente pare che si chiami Gessica, nome frutto di un malinteso all'anagrafe, con un impiegato che inglese proprio non lo masticava. Capita spesso da queste parti, per lo più a chi è rientrato da un lavoro all'estero.


Magari vuol chiamare Joseph il figlio, lo denuncia all'anagrafe, e al primo certificato scopre che al figlio hanno imposto Giosef. La cronaca di questi giorni si divide tra Jessica e Gessica, e racconta della giovane madre di 4 figli, tre da un compagno, uno da un altro, scomparsa nel nulla, senza che qualcuno abbia visto, in un paese dove tutti sanno e vedono tutto, anche quello che si muove dietro mura e finestre. Archiviare la scomparsa di Jessica come tante altre è la cosa più facile. Ma non è una strada che sarebbe piaciuta a Simenon. Il suo Maigret, sornione, avrebbe battuto il paese, andato in piazza, si sarebbe seduto al tavolino del vecchio Caffè Italia, e tra una granita e una brioche, chiesto, indagato. Anche nella psiche di una ragazza che non si trova più. Lo stesso farebbe Montalbano, che conosce il taglio di questa luce, quanto possano parlare le notti, il senso delle parole smozzicate, il rumore dei silenzi. Si sarebbe seduto allo stesso tavolo di Maigret, chiesto un caffè e una pasta "Margherita", realizzata qui da un pasticciere in onore della regina. Altrettanto stanno facendo gli investigatori, e il loro lavoro sembra confermare le due possibili strade che le parole disperate della mamma di Jessica suggeriscono. Si cerca con decine di uomini, con l'aiuto degli elicotteri e con il sostegno di squadre cinofile, in paese, all'interno dell'abitato, in alcuni quartieri, casa dopo casa, e nelle campagne circostanti. Due strade che portano a due diverse soluzioni: Jessica viva, trattenuta da qualcuno, Jessica vittima di una vendetta, probabilmente per uno "sgarro" non suo, ma di una persona alla quale ultimamente la ragazza si era avvicinata. Le ricerche in paese e quelle in campagna non hanno dato risultati. Famiglia, l'ex compagno di Jessica col quale la ragazza continuava ad avere buoni rapporti, e gli stessi investigatori - come dicevamo - scartano l'idea che la ragazza sia andata via sulle proprie gambe. Anzi, tutto fa pensare che pensano che da Favara proprio non sia uscita.


Favara è paese di contraddizioni. A dieci minuti da Agrigento qualcuno gli ha cucito addosso l'etichetta di culla della mafia. La si vorrebbe nata qui, la mafia, erede di prime consorterie nucleo iniziale di Cosa nostra. Certo di mafia qui ne è passata tanta, e di peso. E tant'altra ne è rimasta, sempre di peso. Di questi giorni indagini su un asse Favara-Liegi, segnato da delitti e tentati omicidi. Liegi, il Belgio fu meta di tanti favaresi espulsi dalla crisi delle miniere. Con tanti bravi lavoratori, come capita in tutti i flussi migratori, anche qualcuno "consigliato" a farsi il vuoto alle spalle, almeno "chilometricamente" parlando. Su quella faida, sulla guerra di mafia lungo l'asse Favara-Liegi ci sono pentiti dell'ultima ora. Hanno parlato, raccontato ruoli, alleanze, affari e misfatti. Le loro famiglie - fatto assolutamente inedito - si sono precipitate a prenderne le distanze con tanto di comunicato stampa fatto arrivare alle redazioni dei giornali con una mail, con una telefonata. "Quello non è più mio fratello", "Lui non è più il mio fidanzato". Sangue e baci rinnegati. Messaggi a chi era fuori e temeva i racconti dei pentiti, per evitare ritorsioni; messaggi a chi è dentro e si è deciso a parlare. Gli si manda a dire che se continua, dietro si troverà terra bruciata, bruciati legami familiari e sentimenti.


E Jessica ? In piazza se ne parla, si fanno ipotesi. E quando qui si fanno ipotesi, queste sono sempre suffragate da fatti se non addirittura da conoscenza diretta di fatti e persone. Quella che più si è fatta strada è che Jessica, nella sua voglia di vivere abbia incrociato la persona sbagliata, magari con la disponibilità di regalarle le piccole cose quotidiane che fanno la differenza tra il disagio e la vita vera, quella vita che una crescita troppo rapida, in un ambiente marginale, 4 figli e due storie archiviate, non le aveva regalato. Uno magari che strada facendo, ritrovandosi Jessica al fianco, aveva sbagliato, e al quale avrebbero potuto così presentare il conto. Dietro le quinte, chi scosta la tenda, ci vede la droga. In effetti, a Favara la droga c'è stata, tanta, e continua ad esserci. Qui in altri tempi i soldi sono stati tanti, investiti negli appalti, nei lavori pubblici, quando si spendevano i soldi, i miliardi e poi i milioni di euro, a pioggia. Le imprese fiorivano a dismisura, un numero impressionante, un record nazionale. Soldi c'erano per tutti, ci si metteva d'accordo, c'era anche la mafia che metteva d'accordo se c'erano problemi, e al tavolo si sedeva anche la politica. Poi scemarono gli appalti, i soldi presero altre strade. Tra queste, la droga. Lungo la scia segnata dalla droga, in tanti, anche con improvvisazioni che si pagano. Qui la mafia è sommersa ma sa farsi sentire. In questo territorio fu ucciso Livatino. Se ti fai strada tra i palazzi sproporzionati e praticamente vuoti o quasi, laggiù vedi il mare, il lido di Favara, quella Cannatello che ospitò la latitanza di Giovanni Brusca non pentito, fresco dell'uccisione, forse la più atroce della storia di mafia, quella del piccolo Di Matteo. A Favara in tanti sapevano di quell'ospite e in tanti facevano a gara per rendergli la vita più lieta. C'era chi gli portava i cornetti caldi al mattino e al bar se ne vantava, tacendo il nome fa facendolo intendere.


Paese di forti contraddizioni, dunque, la mafia e l'inquietante contesto nel quale sparisce Jessica, forse per sempre, forse perchè caduta in un gioco sproporzionato al suo visino, E dall'altra, segnali di una straordinaria ed impensabile crescita culturale. A testimoniarlo, Farm Cultural Park, un incredibile spazio nato dal recupero di sette cortili del centro abbandonato, delle case che si affacciavano su quei cortili. Oggi la Farm è una delle realtà culturali del nostro Paese più conosciute a livello internazionale, soprattutto tra i giovani. Nata per la testardaggine di un professionista e di sua moglie, il notaio Andrea Bartoli, e di sua moglie, l’avvocato Florinda Saieva. Insieme e con i soldi di famiglia hanno voluto pensare una Favara diversa. "Per i nostri figli", dissero, perchè non si rassegnavano che i loro figli e gli altri giovani del paese dovessero andare via per trovare una vita migliore. E così la Farm in una decina di anni è cresciuta, evento dopo evento, dando vita e prospettiva ad una economia sana, diversa, alternativa. Fino a pochi anni fa in paese per eventuali ospiti c'erano soltanto otto posti letto, oggi, c'è un bellissimo albergo in un palazzetto splendidamente restaurato, e tanti e tanti BeB he assicurano centinaia di posti. Tre sono all'interno dei sette cortili. Tanti turisti, tanti studenti anche dal Giappone, per conoscere e frequentare la Farm di Favara. "Favara deve interrogarsi - dice Antonio Liotta, medico, coraggioso editore di periferia e animatore di Farm - deve sapere e capire che la mafia c’è, è organizzata e rappresenta quanto di più negativo possa esistere in una società ed in una comunità.


Che è la negazione dello sviluppo democratico, il controllore del mercato di stupefacenti, l’inquinatore della politica e dei processi amministrativi. E' il cancro vivo ed attivo che contrasta ogni istanza di rinnovamento".Si, paese di contraddizioni, che intanto hanno inghiottito Jessica, quella sera del 12 agosto, intorno alle 21, con la promessa di Jessica di rientrare dopo un breve passaggio in piazza. Ma in piazza Jessica non c'è mai arrivata, l'avrebbero vista, Jessica non passava inosservata. La madre e il suo ex compagno si rivolgono a "chi l'ha presa". Chiedono che venga liberata, o che si faccia conoscere il luogo dove recuperare il corpo. Le piste alle quali avrebbero pensato Maigret, Montalbano, alle quali lavorano gli investigatori. La mamma di Jessica abita in una casa popolare dietro il cimitero, dove il cimitero non è il paesaggio più triste. Dice: "Jessica tornava sempre, qualche volta magari faceva tardi, anche le quattro del mattino, ma tornava...Per i figli, che amava tanto, per me...". E quella declinazione di amare dice la sensazione di una madre, che sa mettere istintivamente assieme gli elementi raccolti, come fossero i resti di un "pizzino" stracciato, fatto a coriandoli, dove scritto c'è il destino di Jessica, Gessica all'anagrafe, bella ragazza di 27 anni con alle spalle già quattro figli e un presente e un futuro difficili da cambiare, soprattutto se incroci la persona sbagliata e cadi in un ingranaggio di un gioco pericoloso.