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Basta, è tempo di indignarsi: tutti in piazza a Roma come a Riace

Quel che è accaduto nella città calabrese ha il tono sostanziale di un "invito pressante" a buttare nel cesso i sentimenti di umanità e solidarietà.

Basta, è tempo di indignarsi: tutti in piazza a Roma come a Riace

Onofrio Dispenza

2 Ottobre 2018 - 15.43


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“L’indifferenza è il peggiore di tutti gli atteggiamenti… Perdiamo una delle componenti essenziali dell’uomo, una delle sue qualità indispensabili: la capacità di indignarsi e l’impegno che ne consegue”. Ho cercato e ripreso dalla libreria un breve scritto di Stéphane Hessel, “Indignatevi!” che qualche anno addietro fu un evento politico, più che letterario. L’insegnamento di un vecchio antifascista che aveva combattuto il nazismo, e che alla fine del suo percorso di vita voleva lasciare un testamento ai giovani, da eterno giovane capace di indignarsi ancora e fino all’ultimo respiro contro ogni fascismo e contro ogni ingiustizia.  Il libro si chiudeva con il testo della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” che all’articolo 1 recitava, e continua ad ammonire: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire verso gli altri in spirito di fratellanza”. Hessel avvertiva, la minaccia di un nuovo fascismo c’è ancora, e i fatti gli danno ragione.
Per dire quel che vado a scrivere, a proporre per Globalist, riprendere in mano “Indignatevi!”, mi sembrava la cosa più giusta e più facile. Quel che è accaduto negli ultimi mesi, con più violenza nelle ultime settimane, nei giorni scorsi e nelle ultime ore, invoca un generale grande movimento di protesta e di indignazione. Non ci si può arrendere a copiose gocce velenose di autoritarismo e di disumanità, condite con sortire apparentemente goffe, come quelle dell’incredibile Casalino, che  suggeriscono un  profondo e sistematico disprezzo della convivenza civile e delle regole democratiche. Il bon ton è bello e seppellito da tempo. Quel che è accaduto in ultimo a Riace impone una risposta indignata che non si fermi alle nostre tastiere. L’idea autoritaria di “stiddari”, bande mafiose violente, di spezzare, appunto, le gambe all’umanità in nome di una legge “violata” per disubbidienza civile ( e sottolineo civile ) da chi ha la fascia tricolore al petto e quella deve rispettare. Fascia che ci riporta alla Costituzione antifascista fondata su valori laici e cattolici. Una legge, quella che ancora domina l’epocale peregrinare degli uomini,  firmata da Bossi e da Fini, un pregiudicato ed uno che è chiamato a rispondere di reati che sono legati alla regola della mano lesta, oltre che essere “mandante politico” dell’orrore del G8 di Genova.
Quel che è accaduto a Riace ha il tono sostanziale di un “invito pressante” a buttare nel cesso i sentimenti di umanità e solidarietà. Quel che è accaduto a Riace impone alle forze politiche democratiche, ai sindacati (se ancora ci sono e vogliono battere un colpo), al mondo del volontariato (che Dio ce lo riguardi), alle organizzazioni e alle associazioni religiose di ogni fede, agli intellettuali, ai giornali, a quanti si sentono scorrere nelle vene sangue e non fiele, a quanti rispondono al cuore e alla mente, non alla pancia. A tutti l’invito a scendere in piazza ora, immediatamente per dire che c’è un’Italia che non si lascia intimidire e che si ribella alla china che si è fatta prendere al Paese. Noi non abbiamo, certo, la forza di organizzarle queste piazze, possiamo esserci con tanti altri. Ma insieme potremo portare tanta gente a Riace e in piazza a Roma. L’indignazione deve alzare il culo e andare in strada, urlare e farsi sentire. Tante piazze come si promette all’Esquilino di Roma.
Scriveva Hessel:”Ai giovani dico: guardatevi attorno e troverete gli argomenti che giustificano la vostra indignazione, il trattamento riservato agli immigrati, ai sans papiers, ai rom. Troverete situazioni concrete che vi indurranno a intraprendere un’azione civile risoluta”.

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