Portava l'amante in casa, picchiava e usava come 'posacenere' la moglie: condannato (solo) a 3 anni

E' un 29enne della provincia di Rovigo: dalla nascita del secondo figlio aveva iniziato ad accanirsi senza pietà e senza motivo sulla convivente, con continue minacce di morte, schiaffi, pugni e morsi

Un'immagine contro la violenza sulle donne

Un'immagine contro la violenza sulle donne

globalist 12 settembre 2018

Ha usato la convivente come 'posacenere umano' arrivando a spegnere dei mozziconi di sigaretta in faccia e sulle braccia della donna. Comportamenti sempre più violenti nei confronti della compagna sulla quale si accaniva senza pietà con schiaffi e pugni, senza motivo. E umiliazioni come quella di portare in casa, dove vivevano con i loro due figli, un'altra donna, con la quale dormiva in una stanza separata. Il tutto con minacce di morte continue se la donna si fosse rivolta alle forze dell'ordine per denunciare i drammatici abusi.
Per questo un 29enne di Rovigo, residente a Villamarzana, è stato condannato in primo grado 3 anni e 2 mesi per maltrattamenti e lesioni a carico della compagna. Verdetto ancor più severo rispetto alle richieste formulate dal pubblico ministero, che aveva chiesto 2 anni e 3 mesi.
Gli episodi di violenza, si legge su Polesina 24, erano cominciati a partire dalla nascita del secondo figlio della coppia, con l'uomo che si accaniva sulla donna senza pietà e senza un valido motivo. Dagli schiaffi ai pugni, passando per i morsi e, addirittura, alle cicche spente sul viso e sulle braccia. E poi le continue minacce di morte se la donna avesse denunciato gli abusi.
Una storia di violenze e soprusi terminata solo quando il 29enne, un giorno, ha deciso di dare ospitalità, in quella stessa casa, a una seconda donna: troppo per la compagna, che alla fine ha deciso di tornare dalla madre e denunciare l'uomo. Una situazione di estrema difficoltà, che ha portato la giovane, difesa durante il processo dall'avvocato Anna Osti, a vivere in uno stato di costante paura.