Mondo di mezzo, Cantone: sentenza storica, finalmente riconosciuta la mafia a Roma

Il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione: "si tratta di una mafia differente da quella tipica, che evoca meno immagini di bombe e lupara ed è più connessa ai colletti bianchi"

Raffaele Cantone

Raffaele Cantone

globalist 12 settembre 2018

"Siamo di fronte a un'evoluzione. Questa è una sentenza storica. Oggi certa politica è l'ancella delle organizzazioni criminali". Così il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ha commentato la decisione della Corte d'Appello di Roma che ha riconosciuto l'esistenza di una associazione a delinquere di stampo mafioso nel processo al Mondo di mezzo.
"Una sentenza di fondamentale importanza - ha detto Cantone intervistato da la Stampa - perché riguarda un nuovo tipo di mafia, diversa da quella tradizionale delle bombe e delle stragi, ma che condiziona ugualmente l'ambiente sociale con intimidazione e omertà, si nutre della corruzione e aggredisce i gangli della pubblica amministrazione, in particolare un pezzo del Comune di Roma".
"Si tratta - ha aggiunto Cantone - di una mafia differente da quella tipica, che evoca meno immagini di bombe e lupara ed è più connessa ai colletti bianchi. Come aveva già peraltro configurato la Cassazione in fase cautelare, Mafia capitale è un sistema in cui la corruzione rappresenta una penetrazione mafiosa nel territorio".
"E' una mafia - ha proseguito il presidente dell'Autorità anticorruzione - diversamente pericolosa dalle altre. Perché mette in discussione la regolarità delle attività della pubblica amministrazione, lo spirito di concorrenza delle imprese e il diritto di accesso alle risorse pubbliche. Averne riconosciuta l'esistenza restituisce fiducia ai cittadini nella pubblica amministrazione".
Mafia e corruzione, mafia e politica. Qual è il rapporto di forza? "E' cambiato - ha detto Cantone - il ruolo della politica. Perché in passato la politica si muoveva alla pari rispetto alla mafia, mentre oggi svolge un ruolo ancillare. E, come dimostra anche Mafia capitale, oggi i politici vengono coinvolti nelle trame mafiose non per interessi di partito ma prettamente personali".
"Si tratta - ha concluso Cantone - di una forma diversa non solo perché autoctona, ma anche nelle modalità di intervento. L'intimidazione avviene in alcuni contesti particolari. E così se la mafia tradizionale controlla il territorio da un punto di vista geografico, questa appena riconosciuta dalla Corte d'Appello si insinua nei settori della pubblica amministrazione. Ci troviamo cioé di fronte a un concetto evolutivo di mafia. Mafia capitale non agiva con le bombe ma era perfettamente in grado di far capire che le poteva utilizzare".
Pignatone: "Mondo di mezzo è mafia, ma Roma non è Palermo"
Della sentenza della Corte d'Appello ha parlato anche il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone in due interviste al Corriere della sera e a Repubblica. "A Roma - ha detto Pignatone - c'è stata una mafia autoctona ma noi abbiamo sempre detto che, pur essendo il Mondo di mezzo un gruppo che utilizzava il metodo mafioso, questo come gli altri gruppi inquisiti o condannati per associazione mafiosa, dai Fasciani agli Spada, ai Casamonica, non sono paragonabili a Cosa nostra, alla 'ndrangheta o alla camorra. E Roma non è Palermo, né Reggio Calabria né Napoli. L'abbiamo sempre sostenuto, anche nel parere contrario allo scioglimento del Comune per mafia. Ritenevamo quella 'piccola mafia' debellata con gli arresti, e forse da questo dipendono le pene più basse inflitte dalla corte d'appello".
"Sono ovviamente soddisfatto - ha aggiunto Pignatone - per l'esattezza dell'inquadramento giuridico dei fatti. Oggi posso e devo dirlo. Avevamo ragione. Quello che contraddistingue il gruppo di Buzzi e Carminati non è il controllo del territorio, ma il controllo di un ambiente sociale, di alcuni settori dell'imprenditoria o della pubblica amministrazione, in questo caso alcuni Dipartimenti del Comune di Roma; che si è verificato non solo attraverso la corruzione praticata da Buzzi, ma con la 'riserva di violenza' garantita da un personaggio dello spessore criminale di Carminati e dall'aggregazione di soggetti particolari".
"Non penso - ha detto ancora Pignatone - che la mafia sia il primo problema di Roma, sono i reati contro la pubblica amministrazione e l'economia. Sono le corruzioni, le turbative d'asta, le bancarotte, le frodi multimilionarie".