Baobab: abbiamo protetto i migranti della Diciotti dal rischio di violenze neofasciste

L'associazione replica alla gogna razzista e all'inquisizione social: siamo certi dei nostri valori di solidarietà

Migranti

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globalist 12 settembre 2018

Loro sono un’associazione che aiuta i più bisognosi e che, per questo, è da tempo oggetto di insulti e di provocazioni fasciste e razziste che, ovviamente, hanno avuto bin crescendo man mano che la campagna di odio contro gli stranieri e i poveri è andata avanti.
Baobab, come più volte ha detto Globalist (e come dicono tanti) meriterebbe una medaglia per ciò che ha fatto e sta facendo. Invece deve difendersi da accuse e diffamazioni.
Così i volontari hanno preso carta e penna e scelti di fare chiarezza: "Sì, abbiamo accompagnato 48 eritrei sbarcati dalla nave della guardia costiera Diciotti, tutti già identificati dalla questura, al campo della Croce Rossa di Ventimiglia per loro volere, tra loro c'erano anche donne e bambini": lo ha ribadito l'associazione Baobab experience, che da Roma ha portato in pullman i migranti che dalla Diciotti erano stati portati al centro accoglienza di Rocca di Papa, e domani annuncia una conferenza per raccontare che cosa è successo. Una presa di posizione "per rispondere alla gogna mediatica, alla nuova Inquisizione social ma anche a tanti sostenitori che ce lo stanno chiedendo".
I migranti della Diciotti che hanno accompagnato a Ventimiglia sono "persone fragili, provate dal viaggio e dalle torture nei centri di detenzione libici, che abbiamo scelto di proteggere dalla crescente pressione dei media, dalle manifestazioni xenofobe e dal rischio della violenza neofascista". E "non vogliono restare in Italia, per loro è solo un Paese di transito e in questo momento a forte rischio di violenza xenofoba: proprio due giorni fa, l`Onu ha annunciato l'invio di ispettori per minacce concrete all`incolumità dei migranti e dei rifugiati nel nostro Paese".
"Certi dei nostri valori di solidarietà, facciamo parte della grande rete di protezione umanitaria attorno a queste donne e questi uomini, siamo complici delle loro speranze e continueremo la nostra missione", continua l'associazione, aggiungendo:"E' una missione difficile, in cui le speranze di una vita migliore, di pace, di un nuovo inizio, si scontrano con la drammatica realtà: l'assenza di politiche di accoglienza strutturate e coordinate (ma soprattutto umane) in Europa e un clima di rifiuto, di osteggiamento e di negazionismo di fronte a ciò che sta accadendo alle nostre frontiere, in Libia, nel Mediterraneo, sulla rotta balcanica. Violazioni dei diritti, torture, un'ecatombe di cui un giorno la storia stamperà a chiare lettere i nomi dei responsabili".
"Non ci interessano le provocazioni, non ci interessa questo circo della disinformazione a colpi di fake news, e casi mediatici depistanti dai problemi reali, vorremmo solo - concludono i volontari - che in questo Paese si tornasse ad avere rispetto per le persone, tutte, a maggior ragione le più fragili, quelle in difficoltà e quelle che, ogni giorno, tendono loro una mano".