Corruzione, voti in cambio di case: arrestate nove persone a Lecce

In manette ex amministratori, dirigenti e consiglieri comunali per l'assegnazione delle case popolari. Sono accusati di associazione a delinquere, corruzione elettorale, abuso d'ufficio, falso, violenza privata e lesioni

Il comune di Lecce

Il comune di Lecce

globalist 7 settembre 2018

Voti in cambio di case: sono 46 le persone indagate e 9 quelle arrestate dalla Guardia di Finanza a seguito delle indagini sulle assegnazioni degli alloggi popolari a Lecce.

In manette amministratori, consiglieri comunali e dirigenti del comune di pugliese: due in carcere, cinque agli arresti domiciliari e due con obblighi di dimora. Sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, peculato, corruzione, corruzione elettorale, abuso d'ufficio, falso, occupazione abusiva, violenza privata e lesioni.
Tra gli indagati, ma non raggiunto da alcun provvedimento restrittivo, anche il nome del senatore leccese della Lega Roberto Marti che, dal 2004 al 2010, è stato assessore a Lecce ai Servizi sociali, ai progetti mirati e alle pari opportunità. Il reato contestato è abuso d'ufficio e falso ideologico.
Per quanto rigurada gli arresti sono stati portati in carcere Umberto Nicoletti e Nicola Pinto, di 31 e 41 anni, entrambi di Lecce, che occupano alloggi popolari in edifici del quartiere Stadio di Lecce.
Ai domiciliari sono finiti invece l'ex assessore e attuale consigliere comunale Attilio Monosi, il consigliere comunale Antonio Torricelli, l'ex assessore Luca Pasqualini, il dirigente comunale Lillino Gorgoni e il 27enne Andrea Santoro.
Le indagini hanno riguardato, in particolare, l'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica in favore di soggetti non utilmente collocati in graduatoria, l'occupazione abusiva di alloggi resisi disponibili per l'assegnazione e l'illegittimo accesso a forme di sanatoria. Tali condotte sarebbero state poste in essere al fine di acquisire il consenso elettorale dei potenziali beneficiari dei pubblici alloggi.