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Ponte Morandi, parla Benetton: "Siamo rimasti in silenzio per rispetto, non siamo senza cuore"

Per la prima volta dalla tragedia di Genova parla il numero uno della famiglia azionista di Autostrade per l'Italia: "ero in vacanza, ad un tratto il dramma e tutto è cambiato: anche per noi sono iniziati giorni di sofferenza"

Gilberto Benetton
Gilberto Benetton

globalist

6 Settembre 2018 - 07.37


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Gilberto Benetton, a capo della famiglia azionista di Autostrade per l’Italia, ha parlato per la prima volta del crollo del ponte Morandi a Genova il 14 agosto scorso in cu hanno perso la vita 43 persone. Lo ha fatto in una intervista al Corriere della Sera.
“Il disastro di Genova – ha detto Benetton – deve essere per noi come azionisti un monito perenne, anche se terribile e per sempre angoscioso nei nostri cuori a non abbassare mai la guardia e continuare a spingere il management, che ha la responsabilità della gestione, a fare sempre di più e di meglio, nell’interesse di tutti”.
“Se nel caso di Autostrade – ha aggiunto Benetton – sono stati commessi degli errori, quando si sarà accertato compiutamente l’accaduto verranno prese le decisioni che sarà giusto prendere”.
Il numero uno di Edizione, la holding della famiglia veneta, ha poi ricordato come apprese la notizia della tragedia di Genova. “Ero in vacanza, come credo la maggior parte degli italiani. Ad un tratto il dramma, e tutto è cambiato: anche per noi sono iniziati giorni di sofferenza e di cordoglio. Siamo stati costantemente vicini, nel ruolo di azionisti, alle decisioni prese dai manager di Autostrade per l’Italia, e al lavoro che loro hanno svolto per iniziare a capire ciò che era successo e per mettere a punto i primi interventi e i primi aiuti alla città di Genova, interventi che continuano con grande determinazione e per affrontare le difficoltà che i cittadini della città continuano a vivere”.
Benetton ha spiegato il perché di quello che è apparso un silenzio da parte della sua famiglia. “Dalle nostre parti – ha detto – il silenzio è considerato segno di rispetto. Edizione, la nostra holding, ha parlato meno di 48 ore dopo la tragedia, a voce bassa è vero, perché la discrezione fa parte della nostra cultura. Ha però comunicato con parole chiare e inequivocabili un pensiero di cordoglio alle famiglie delle vittime e la propria vicinanza ai feriti e a tutti coloro che sono stati coinvolti in questo disastro. Con altrettanta fermezza – prosegue – abbiamo dichiarato che verrà fatto tutto ciò che è in nostro potere per favorire l’accertamento della verità e delle responsabilità dell’accaduto. Forse non siamo stati sentiti”.
Sulla riconferma del vertice, Gilberto Benetton spiega: “Conosco il presidente Fabio Cerchiai da molti anni e in lui ho la massima stima e fiducia, come sono sempre stato convinto della serietà, della competenza e dell’eccellenza del management di Autostrade e di Atlantia. Detto questo, ripeto quello che abbiamo dichiarato nell’immediatezza del tragico evento di Genova, ovvero che siamo certi della totale volontà di collaborazione con le istituzioni e le autorità preposte da parte della società operativa Autostrade per l’Italia, il che significa assoluta trasparenza e completa assunzione delle responsabilità che venissero accertate, quando lo fossero”.
Benetton ha anche risposto a chi pensa che l’acquisto di Autostrade sia stato un regalo dei governi di centrosinistra di Prodi e D’Alema. “C’è stato il momento storico delle privatizzazioni – ha detto l’imprenditore – che negli anni ’90 lo Stato decise di fare, a causa del grande debito pubblico, per poter entrare nell’euro. In quel momento Autostrade fu messa sul mercato con un’asta pubblica, sottolineo pubblica, a cui chiunque poteva partecipare e infatti il gigante delle infrastrutture australiano Macquarie era fortemente interessata a rilevarla”.
“Noi – ha aggiunto Benetton – non abbiamo mai pagato nessuno: prenda i bilanci di Edizione e lo vedrà. Guardi anche i bilanci delle controllate, ricordo solo un caso in cui nel marzo 2006 il consiglio di Atlantia approvò la proposta del management affinché la società facesse un finanziamento pubblico a tutti, sottolineo tutti, i partiti dell’arco costituzionale, finanziamenti regolarmente iscritti nel bilancio secondo la legge. Dall’anno successivo, con un nuovo management e una nuova governance, il fatto non si è mai più ripetuto”.
Avete parlato con il governo attuale, con chi vi accusa? “In verità – ha risposto Benetton – siamo più gente del fare, sempre disponibili al dialogo ma per un confronto serve un clima costruttivo. Per Salvini siamo ‘senza cuore’? Dispiace molto, ma io credo che Salvini conosca gli imprenditori e sappia quello che c’è nei loro cuori”.

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