Il mio piccolo eroe che ha mostrato il pollice verso a Salvini

Il ministro in visita a Viterbo tra gli applausi dei fan ma un bambino si ribella a slogan e bugie

Il bimbo eroe

Il bimbo eroe

Onofrio Dispenza 6 settembre 2018
Chissà come si chiama, non lo sapremo e non vogliamo saperlo. Ma quel bambino di Viterbo, basso davanti agli altri della piccola folla che gli sta alle spalle e attorno, basso davanti alle gonne di tre, quattro donne in delirio per Matteo Salvini in visita a Viterbo, oggi è il mio eroe. Incurante delle urla sguaiate delle donne che lo circondano; che forse lo circondano tutti i giorni della sua vita familiare, il mio piccolo eroe - che voglio chiamare Dario, come mio figlio, che avrebbe fatto altrettanto ed anche di più - il mio piccolo eroe ha fatto a Salvini il gesto del pollice verso il basso. Inequivocabile ed antico gesto per segnare chi avversi e chi condanni. Mi piacerebbe prendere un gelato con lui lungo il bel corso che a Viterbo parte da Piazza delle Erbe, e chiedergli di quel gesto. Cogliere i suoi sentimenti di bambino davanti all'orrore di questo nostro volgarissimo tempo, zeppo di cattiverie, bassezze, clamorose bugie e quotidiane minchiate infinitamente grandi da esplodere in aria liberando puzza da latrina. In ogni tempo, gli occhi dei piccoli hanno orizzonti più vasti. Vedono le muffe che si attaccano ai nostri giorni, che ci si attaccano addosso, nel cervello, felpano la lingua fino a immobilizzarla.  E saprebbero, i bambini, indicarci la via per uscire da questo costone fragile e franoso nel quale ci siamo ritrovati. Chissà cosa mi racconterebbe Dario da Viterbo, per dirmi di quella sua bocciatura dell'uomo nero che ogni giorno scorreggia una sentenza; che sentenzia sul colore della pelle e sullo spessore dei muscoli di chi per sopravvivere si è dovuto aggrappare alla vita, percorrendo il calvario degli ultimi per uscire dall'Inferno. Chissà quali parole gli sono rimaste impresse, e quali immagini, della quotidiana rassegna del putrido che acriticamente ci viene rifilata. Ed anche quali parole familiari improvvisamente diventate dure, acide, venir fuori da bocche che lui aveva sempre pensato vocate alla bontà. Chissà, forse mi parlerebbe del suo amichetto con gli occhi a mandorla che sogna come lui, o di quello con la pelle nera che sta così bene col bianco e col giallo. E mi parlerebbe, probabilmente di un mondo come lui lo vorrebbe, lui in un mondo che non può riconoscere come suo e che sembra chiudergli la costruzione di quello che vorrebbe. 

Si, indubbiamente i bambini sono tanto, ma tanto migliori. Poi c'è chi li guasta. La resistenza comincia molto presto. 

Mentre guardavo e riguardavo il breve video del piccolo di Viterbo, mi chiedevo a cosa mi facesse pensare. Poi ci sono arrivato, al bambino vestito da chierichetto che, trattenuto da un soldato tedesco, gli sferra calci alle gambe per liberarsi.  Segue una delle più belle scene del cinema di ogni tempo. Quel film, bellissimo, in una Italia bella, fresca di democrazia, ricca di valori, povera e gioiosa, è del '45. Il film nel quale per un attimo si è ritrovato il piccolo di Viterbo è orribile, e con quel suo pollice verso il basso lo ha bocciato inesorabilmente.