La circolare sugli sgomberi colpisce 60 famiglie a Milano: Salvini "scarica il barile" sul sindaco

Terzo sgombero in tre anni per “Aldo dice 26x1”: il progetto sociale autogestito che a Milano accoglie quasi 200 persone in emergenza abitativa è la prima "vittima" della circolare del Viminale.

Beppe Sala
Beppe Sala
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5 Settembre 2018 - 10.09


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La nuova circolare del ministero dell’Interno sugli sgomberi colpisce il suo primo obiettivo. Nella prima mattinata di oggi, decine di agenti delle forze dell’ordine sono intervenuti per allontanare gli occupanti del Residence sociale “Aldo dice 26×1” dagli ex uffici di proprietà Alitalia, abbandonati da dieci anni, in piazza Mapelli a Sesto San Giovanni. È durata meno di 48 ore la loro ultima occupazione abitativa. Erano entrati nella notte fra sabato e domenica. Il sindaco di Sesto San Giovanni, Roberto Di Stefano (Forza Italia), che da due giorni chiedeva l’immediato intervento della forza pubblica, ha scritto su Facebook: “Ringrazio Prefetto, Questore e forze dell’ordine per la rapidità con cui hanno applicato la nuova circolare del Ministro Salvini”.

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La frase chiave, nella nuova circolare del Viminale firmata dal Prefetto Piantedosi, capo di gabinetto di Matteo Salvini, recita: “Necessità di attendere agli sgomberi con la dovuta tempestività, rinviando alla fase successiva ogni valutazione in merito alla tutela di altre istanze”. Significa che prima si mettono le persone per strada per poi deciderne la sorte. La questura di Milano ha fatto sapere in una nota che “il questore Marcello Cardona, nel richiamare le determinazioni assunte nel pomeriggio di ieri in sede di comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica svoltosi in prefettura, ha disposto le misure di vigilanza e controllo ed il servizio di ordine e sicurezza pubblica che ha avuto inizio alle 7”. 

Per il progetto  del Residence sociale “Aldo dice 26×1”, che dal 2014 a Milano si occupa di persone in emergenza abitativa e secondo l’ultimo censimento condotto ad agosto ospita quasi 60 nuclei famigliari (184 persone fra italiani e stranieri, 72 bambini), si tratta del terzo sgombero in tre anni. Nell’inverno del 2014 hanno occupato per poche settimane la struttura abbandonata dal colosso delle costruzioni Impregilo, lungo viale Monza. Poi gli uffici della compagnia aerea di bandiera, a poche decine di metri di distanza dalla prima occupazione, dove hanno dato vita alla più grande comune abitativa di Milano e a un progetto di reinserimento sociale e abitativo che è durato fino al giugno 2016, quando in piene elezioni comunali – in quei giorni a Milano si votava al ballottaggio per scegliere fra i sindaci Sala e Parisi – sono stati sgomberati. Hanno infine preso possesso dello stabile abbandonato in via Oglio 8, dove sono rimasti per un anno e mezzo: nel sud-est della città, vicino al quarto municipio, si tratta di uno studentato mai finito di costruire a causa del fallimento del consorzio di cooperative “Virgilio” che stava effettuando i lavori all’interno. Non è l’unico: proprio in quel quartiere e in tutta la zona 4 di Milano esistono numerosi stabili abbandonati che, secondo le intenzioni originarie di metà anni duemila, dovevano diventare degli studentati a prezzi accessibili e costruiti con l’edilizia convenzionata regionale, per alleviare il problema del caro affitti in città: da piazzale Ferrara fino a via Mecenate, nessuna di queste strutture è mai diventata operativa, a causa della crisi economica che ha falcidiato le aziende costruttrici dal 2008 ma anche di operazioni speculative immobiliari che ha visto anche alcuni imprenditori finire nei guai con la giustizia. 

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Poche settimane fa l’annuncio dello “sgombero soft” anche dallo stabile di via Oglio, come lo hanno definito: in pieno agosto gli è stato comunicato che il 27 del mese (data poi posticipata al 6 settembre) la società A2A, partecipata dal Comune e che in città distribuisce e vende gas ed energia, avrebbe tagliato la fornitura di corrente elettrica. Questo perché sullo studentato abbandonato ora ci sarebbe un progetto di riqualificazione: una cordata di tre imprenditori lo ha acquistato all’asta per 3,5 milioni di euro. L’obiettivo? Realizzare una casa dello studente a prezzi calmierati per gli universitari fuori sede di Milano – come del resto doveva essere in origine. Gli occupanti hanno quindi deciso di andarsene spontaneamente, anche se proprio in queste ore stanno rientrando in attesa di decidere il da farsi. Anche nel 2016, quando “Aldo dice 26×1” venne mandato via per la prima volta dagli uffici di Alitalia, si disse che la proprietà aveva un piano di riqualificazione per quell’area. A distanza di due anni e mezzo di quel piano di riqualificazione non vi è traccia. (Francesco Floris)

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