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La procura di Genova zittisce i complottisti: delirante parlare di attentato

Il procuratore capo di Francesco Cozzi: si parla di lampi e di fulmini, ma non di esplosioni. Valutiamo tutto, ma non le ipotesi deliranti e fantasiose".

Il crollo del ponte Morandi a Genova
Il crollo del ponte Morandi a Genova

globalist

30 Agosto 2018 - 15.41


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Non potevano mancare i complottisti, che ormai sono ospiti fissi in ogni episodio superiore allo scippo semplice ma a volte anche lì che dietro qualcosa…
“Sulla base degli elementi noti e conosciuti non ci sono evidenze di esplosioni, né sono state trovate tracce di bombole di acetilene”. Lo ha detto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, smentendo le ipotesi fatte dal professor Enzo Siviero, ingegnere e docente all’Università di Venezia, sul crollo del ponte Morandi. “Si parla di lampi e di fulmini, ma non di esplosioni – ha precisato -. Valutiamo tutto, ma non le ipotesi deliranti e fantasiose”.
La pista è stata rilanciata dal 73enne, ingegnere padovano per anni docente all’Università di architettura di Venezia, che al Corriere Veneto ha affermato di non poter escludere in questa fase l’ipotesi dell’attentato, che anzi egli stesso sta esplorando. “La dinamica – ha affermato l’esperto – è compatibile. Se sono state messe delle microcariche di un certo tipo in pochi secondi salta. Al momento è un’ipotesi che valuto sopra al 50 per cento. Ci sono dei lampi, c’è un crollo verticale, insomma ci sono molti elementi”.
“Noi – ha proseguito Cozzi – dovremmo prendere in considerazione fattori eccezionali in grado da soli di determinare un evento. Questo lo dice il codice penale. Se c’è un bombardamento aereo non importa la condizione precedente del ponte”.
“Ma se una persona – ha concluso tornando sulle ipotesi del fulmine – è molto malata anche una influenza può determinare dei grandi effetti”.

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