L'ira della Guardia Costiera contro il governo: siamo una nave italiana e ci bloccano

Nel frattempo sui social i razzisti del cambiamento vomitano veleno contro i militari accusati di favorire i migranti

Il ponte della Diciotti

Il ponte della Diciotti

globalist 20 agosto 2018

Loro non parlano e non possono parlare. Ma i loro rappresentanti sindacali sì ed esprimono tutta la rabbia e l’incredilità: “Ci sono tanti colleghi che in questi giorni mi stanno scrivendo per esprimere disagio. Sui social ci stanno attaccando: attaccano la Guardia costiera, ci sono richieste al governo di destituire il comandante generale, l'ammiraglio Giovanni Pettorino. Paragonano la nave Diciotti a quella di una Ong, il nostro operato a quello degli scafisti. Sono attacchi ingiusti...".

Antonello Ciavarelli, delegato Cocer della Guardia costiera, intervistato dal Corriere della Sera, esprime il malessere dei sui colleghi per lo stallo sulla nave Diciotti: "È incomprensibile. Anche imbarazzante. La nave Diciotti è una nave militare dello Stato italiano e le viene impedito di ormeggiare in un porto italiano! Noi militari ovviamente obbediamo al governo, però ci aspettiamo anche una politica più risoluta nel dare disposizioni!".
C'è poi un altro problema: "I 177 migranti per ora sono tranquilli e i colleghi a bordo mi scrivono su WhatsApp che tutto va bene. E' risaputo però che se le stesse persone capissero che li vogliamo riportare in Libia o trasbordare su un'altra nave diretta in Libia, ecco che sarebbero disposti a tutto, anche al suicidio. Chi ha bisogno di aiuto in mare non può aspettare! Perciò l'auspicio è che la politica italiana e quella internazionale decidano in fretta su come affrontare i flussi migratori. Senza lasciare il cerino acceso in mano ai guardacoste italiani", conclude.