Parlano i sopravvissuti: vivi per miracolo, eravamo 14 sul furgone

La testimonianza di Kadmel, 30 anni, senegalese: "Quel giorno abbiamo riempito 17 cassoni. Per ognuno ci danno 3 euro e 50 centesimi. Quanto costa il viaggio per andare nei campi"

Salvi per miracolo

Salvi per miracolo

globalist 8 agosto 2018

Kadmel Kulhè ha 30 anni ma sembra un ragazzo. Gli occhi sgranati dal letto dell'ospedale. "Siamo vivi per miracolo", racconta alle telecamere del tg1. Kadmel è uno dei due sopravvissuti alla strage di braccianti di lunedì. Su quel pullmino era 14, 12 sono morti.. Ci "sfruttano: con noi fanno i soldi caporali e imprenditori".


Kadmel è del Senegal, l'altro suo compagno vivo per miracolo è Shoua Lage, di 33 anni, del Gambia. Parlano dall'ospedale Casa sollievo della sofferenza a San Giovanni Rotondo (Foggia) in cui sono ricoverati. "Sono vivo per miracolo", rièete Kulhè ricordando che "ieri altri miei paesani mi hanno detto che eravamo 14" nel furgone "e dodici sono morti". "Era il mio primo giorno con il nuovo caporale che era alla guida del furgone", sottolinea il bracciante.


"Lui - continua - era del Marocco". Lage ricorda di avere "riempito 17 cassoni" quel giorno, pagati "3 euro e 50 l'uno". Ma "per viaggiare sul furgone - evidenzia - paghiamo 3,50 euro". I braccianti sottolineano di sentirsi "sfruttati" perché dal loro lavoro "fanno soldi" soltanto "l'imprenditore e il caporale". E al cronista che gli domanda se dopo questa strage cambierà qualcosa, rispondono con un filo di speranza: "Sì, qualcosa cambierà".