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Palermo tra miseria e crudeltà: ecco i nuovi mostri che mutilano i disperati per quattro soldi

Tra i tanti commenti a margine dell'arresto di una schiera di mostri che a Palermo, per soldi, invero tanti, rendeva invalidi e mutilava poveri cristi presi a caso ai margini della società, quello di Attilio è una buona sintesi.

Palermo tra miseria e crudeltà: ecco i nuovi mostri che mutilano i disperati per quattro soldi
Palermo tra miseria e crudeltà: ecco i nuovi mostri che mutilano i disperati per quattro soldi

Onofrio Dispenza

8 Agosto 2018 - 14.21


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“La malavita c’è da sempre e ci sarà per sempre. Quello che non può esistere è una miseria umana così profonda”. Tra i tanti commenti a margine dell’arresto di una schiera di mostri che a Palermo, per soldi, invero tanti, rendeva invalidi e mutilava poveri cristi presi a caso ai margini della società, quello di Attilio è una buona sintesi. Crimini, anche efferati, ci hanno portato di epoca in epoca, e Jack Lo Squartatore ha avuto buoni eredi in ogni angolo del mondo, dagli Usa alla profonda Russia, passando per cortili, ghetti e buone ville europee. Così, il delitto efferato e crudele ci ha accompagnato al mostro di Firenze o ai mostri del Circeo fino ai giorni nostri, con un paio di ragazzi che scelgono a caso un coetaneo da torturare e guardare in faccia mentre muore. Dai mostri di un tempo ai nostri, affidando sempre il testimone a figure laidamente prestigiose dell’orrore. Grandi crimini e grandi criminali accanto ad una schiera di mostri della palazzina accanto. Quindi, qualcuno può ben dire niente di nuovo sotto il sole. E invece no, a caratterizzare il nostro tempo è questa inedita miseria, diffusa, spalmata con accresciuta maestria, applicata ora agli animali ora agli uomini. Ma con la stessa crudeltà e con lo stesso cinismo. Una società immiserita e incattivita, che non conosce limiti e confini, non solo etici. La ricostruzione di quel che facevano i mostri di Palermo che sceglievano le loro vittime nella pattumiera della società, comprandone salute e la stessa vita per una manciata di euro, è agghiacciante. Nel vederli uscire in manette dalla Questura di Palermo, dice bene un amico e collega palermitano che di cronaca ne ha vissuto fino alla nausea: Lombroso aveva capito tutto. C’è l’infermiera dell’ospedale pubblico che sembra uscita da Salò di Pasolini. Era lei che procurava l’anestetico alla banda. E poi gli altri, tutti spavaldi e con aria di sfida per chi li riprendeva o solo guardava. Spaccavano le ossa come nessuno di noi potrebbe mai fare con un pollo da supermercato da mettere in forno. E le loro telefonate, intercettate, dicono quanto alto sia stato lo spessore della loro crudeltà e della loro miseria. A cornice di questo quadro degli orrori, la folla di parenti degli arrestati, ad attenderli per salutarli e per urlare. Urlavano e protestavano come se i parenti portati all’Ucciardone o al carcere Pagliarelli fossero eroi di una nobile battaglia civile e vittime di un regime odioso e disumano. Miseria diffusa e una diffusa convinzione che tutto quello che oltre si può fare con una buona dose di ottimistica previsione di impunità.
 
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