Cari razzisti, il vostro odio cieco vi rende più ridicoli che schifosi

Su twitter i razzisti sono disposti a tutto pur di difendere le loro assurde teorie del complotto: Josefa un'attrice, i bambini morti bambolotti, le Ong al soldo dei trafficanti...

Migranti

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Giuseppe Cassarà 22 luglio 2018

Adesso facciamo un gioco. Proviamo a entrare nella testa di uno dei razzisti che ci attaccano su twitter per aver scritto che la notizia su Josefa con lo smalto alle unghie è una bufala provocatoria.



Ci fanno notare infatti che “il nostro livello di fact checking è imbarazzante” perché Josefa nel video quando scende dalla nave ha lo smalto. 



Ebbene sì, ha lo smalto. E come abbiamo scritto nell’articolo, che chissà se hanno letto, questo non vuol dire nulla. Non è la prova incontrovertibile che Josefa è un’attrice pagata dalle Ong per rovesciare il governo Salvini. Ma per i razzisti quella striscia di vernice rossa è paragonabile al pezzo di nastro adesivo che diede vita allo scandalo Watergate. Quindi, ripeto, proviamo a fare un gioco.


Immaginiamo che abbiano ragione: Josefa è un’attrice reclutata chissà dove per farsi salvare, in un set cinematografico che Titanic in confronto era una bagnarola in una piscina gonfiabile. Hanno persino coinvolto Marc Gasol, perché come fu per Space Jam si sa che i giocatori di basket attirano pubblico. Il bambino morto accanto a lei era un bambolotto, di quelli Reborn, realistiche riproduzioni di infanti spesso usate nel cinema. Creato però per l’occasione, doveva sembrare morto da giorni, col viso bruciato per la benzina e il sale, in posizione innaturale. Roba che neanche Carlo Rambaldi ai tempi d’oro. E la donna morta? Ma un manichino, è chiaro. Anche lì, tutto trucco, tutti effetti speciali, il palcoscenico ideale per la grande interpretazione di Josefa, il cui vero nome non sapremo mai, ma che ovviamente si vedrà consegnare il supersegretissimo Oscar alla miglior attrice spia. 


Ora torniamo seri. Stiamo parlando di persone. Bambini, di cui esistono foto, video e testimonianze. Ma a questa gente, questi mostri, la realtà va sbattuta in faccia, con violenza, come fu con i tedeschi e i lager, con i corpi ammonticchiati di centinaia di ebrei. In effetti, è comprensibile: un orrore così grande è impossibile da immaginare, e viene molto, molto più semplice negare la realtà, convincersi che sia tutto finto, che ci sia un piano diabolico dietro per farci sentire in colpa, noi poveri italiani che non arriviamo a fine mese. 


Eppure siamo certi che in fondo all’anima lo sanno che stanno sostenendo l’impossibile. Ma, citando Toni Servillo in Le conseguenze dell’amore di Sorrentino, “un buon bluff funziona solo se si è disposti a correre il rischio più grande di tutti. Quello di apparire ridicoli”.