Rabbia e lacrime in memoria di Salvatore, morto sul lavoro per 30 euro

Sit-in di protesta dei giovani precari in ricordo di Salvatore Caliano, ennesima vittima delle morti bianche, caduto da un ascensore mentre cercava di arrotondare la paghetta da barista

Il giovane Salvatore Caliano

Il giovane Salvatore Caliano

globalist 12 luglio 2018

Non ci stanno, stranno manifestando e hanno ragione, i precari, i giovani come  Salvatore Caliano, morto a 21 anni nel centro di Napoli, caduto da un lucernario che si era prestato a pulire con l'intenzione di aggiungere quei pochi euro alla sua paga di barista.
"La vita di un ragazzo non può valere 30 euro. Noi non valiamo 30 euro". Questo lo slogan scandito dai partecipanti al sit-in di protesta a Napoli davanti alla Direzione territoriale del Lavoro all'indomani della morte di Salvatore. 
Gli organizzatori dell'iniziativa, appartenenti al movimento Napoli Direzione Opposta che raccoglie varie sigle di precari e attivisti, hanno esposto uno striscione e distribuito volantini. ''Nel 2018 sono già 350 i morti sul lavoro - ha raccontato al megafono uno dei partecipanti - e' l'ora che tutti si attivino contro precarietà e lavoro nero lo stesso che Salvatore, pochi giorni fa, ha accettato salendo su quel lucernario senza garanzie e senza protezioni. Non si può morire a 20 anni per 30 euro''.