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Soumaila Sacko torna a casa in una bara. La sconfitta di tutta l'Italia

E' iniziato il viaggio di ritorno per il giovane bracciante del Mali, sindacalista della Usb, ucciso in Calabria lo scorso due giugno. Le lacrime degli amici e dei compagni di lavoro

La salma del giovane migrante maliano ucciso in Calabria
La salma del giovane migrante maliano ucciso in Calabria

globalist

25 Giugno 2018 - 17.35


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E’ stato un addio lacerante e commosso. L’addio degli amici, dei compagni di lavoro sfruttati alla salma di Soumaila Sacko che ha iniziato, all’aeroporto di Lamezia Terme, il viaggio di ritorno a casa, in Mali.

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A dare l’ultimo saluto al bracciante maliano e sindacalista ucciso lo scorso 2 giugno in una fabbrica dismessa mentre recuperava alcune lamiere per costruire un riparo all’interno della baraccopoli di San Ferdinando c’era anche una delegazione dell’Unione sindacale di Base, per la quale Sacko prestava il suo impegno “Soumaila oggi torna dalla sua famiglia – ha detto Aurelio Monte, dell’Usb Calabria – e per noi oggi è un giorno di dolore: Soumaila doveva tornare sulle sue gambe al proprio Paese, purtroppo l’Italia lo rimanda indietro chiuso in una bara. L’Usb lotterà perché i riflettori sulla vicenda di Soumaila non si spengano e verità e giustizia siano fatte”.
Il feretro, dopo una sosta a Fiumicino, ripartirà mercoledì sera, destinazione Addis Abeba e poi Bamako, dove ad attenderlo troverà una delegazione Usb guidata da Aboubakar Soumahoro.

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