Top

Il Consiglio superiore della sanità contro la cannabis light: "no alla vendita"

Nel parere richiesto dal ministero della Salute afferma che "non può essere esclusa la pericolosità e si raccomanda che siano attivate misure atte a non consentire la libera vendita"

Il Consiglio superiore sanità contro la cannabis light: "no alla vendita"
Il Consiglio superiore sanità contro la cannabis light: "no alla vendita"

globalist

21 Giugno 2018 - 09.28


Preroll

Il Consiglio superiore di sanità (Css) contro la cannabis light. In un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del ministero della Salute, e riportato dall’Adnkronos, l’organo consultivo raccomanda “che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”.
Un colpo durissimo per un mercato in pieno boom: quello della vendita della cannabis con un basso contenuto di Thc (0,2%-0,6% le percentuali consentite dalla legge) in negozi, tabaccherie e su internet.
Al Css sono stati posti due quesiti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana, e se possano essere messi in commercio ed eventualmente a quali condizioni. Per quanto riguarda la salute il Consiglio “ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, non può essere esclusa”.
“La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni – ha spiegato il Consiglio – non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine”.
Inoltre al Css “non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione”.
Quanto al secondo quesito posto dal segretariato generale del ministero della Salute, il Css ritiene che “tra le finalità della coltivazione della canapa industriale, quella che ha aperto al commercio della cannabis light, non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione”.
Sulla base delle opinioni espresse dal Css il ministero della Salute ha anche richiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, che non sarebbe ancora arrivato.

OutStream Desktop
Top right Mobile
Native
Box recommendation

Articoli correlati

Outofpage
WebInterstitial Mobile