Dal Manifesto della razza di Mussolini al censimento dei rom di Salvini

Per succhiare consensi non c'è che da farsi guidare dalla pancia di questo Paese smarrito, in larga parte capace solo di rabbia e odio

L'olocausto dei Rom, il Porrajmos

L'olocausto dei Rom, il Porrajmos

Onofrio Dispenza 18 giugno 2018

Salvini conosce bene i meccanismi della pancia, sa che di questi tempi è l'"organo" umano che comanda gli umori personali, quelli di gruppo, quelli di massa. I meccanismi sull'utilizzo delle masse, manovrando sugli umori, è antico, Salvini li ha fatti suoi senza aver bisogno di leggere la storia e la sociologia. Che hanno raccontato e studiato illustri predecessori di Salvini, che dell'utilizzo delle debolezze delle masse legate alle difficoltà dei passaggi sociali hanno fatto elemento di potere e di dittatura.
Salvini non legge la storia, ma curiosamente becca alcuni appuntamenti della storia con una puntualità che inquieta. Ci arriva famelico, non molla l'osso, ha avuto consenso facile, ne vuole ancora e tant'altro ancora. Deve sfruttare il momento, il dominio della pancia sul cervello e sul cuore. Questo "sbalordimento" davanti al tant'altro che si può fagocitare mi fa pensare ad "Autoreverse", un film francese così, così, che davano in tv proprio la notte scorsa. La storia di una banda un po’ raccogliticcia che organizza una rapina, l'assalto ad un deposito di soldi. Tanti soldi. Quando la banda si trova davanti a quegli enormi scaffali di carta moneta non sa da dove cominciare, inizia a riempire borsoni di soldi con tanti altri soldi che si perdono strada facendo. La banda vorrebbe succhiare fino all'ultimo bigliettone, ma non è possibile. Per lasciare il film ricordo solo che gran parte della banda muore, c'è chi finisce in galera, gioisce solo una donna che si beffa di loro, salva un borsone e fugge in uno di quei  paradisi fatti per chi vuole lasciarsi tutto e tutti alle spalle.
Tornando a Salvini, il ministro dell'Interno vuole mettere tutto all'incasso, anche a fare le scarpe ai compagni di governo. Non ha paura di mostrarsi - anche agli alleati - quello più famelico, quello che se è il caso proverà a fare suoi anche i consensi degli amici, quelli stellati. Per succhiare consensi non c'è che da farsi guidare dalla pancia di questo Paese smarrito, in larga parte capace solo di rabbia e odio. E così a metà della giornata, quando con le sue battute era stato mattatore ieri e al mattino, Salvini annuncia un censimento dei rom. Gli italiani - aggiunge - sarò costretto a tenerli, gli altri, via! Coincidenza della storia vuole che nell'estate del 1938 un italiano, senza richiesta dell'alleato, decidesse di fare un censimento degli ebrei. Contarli per schedarli. 
Estate 1938, il 13 luglio Mussolini fa scrivere all'Italia la pagina più nera col "Manifesto della razza", 22 agosto, la conta. Per no sbagliare, si fece con gli stessi rom, con gli omosessuali e con ogni diverso così come si penso di fare con gli ebrei. 
Ottant'anni addietro fu così, 80 anni esatti per iniziare di nuovo, contare i rom, sfruttando la pancia. Salvini sa bene che i rom non piacciono alla pancia. Ad una lettura veloce, accompagnata da qualche nota di cronaca, da esperienze personali, da fastidiosi incontri quotidiani, i rom finiscono presto con lo stare sulle palle a tanti. Ma questo non è un buon motivo, se ciascuno di noi potesse togliere di torno con rito sommario quanti gli stanno sulle palle, si arriverebbe presto al deserto. Ciascuno di noi potrebbe fare un censimento personale di presunti amici, conoscenti, concorrenti e avversari da fare fuori. Ma noi - statene certi - saremmo tutti nella lista di altri. Elimineremmo e saremmo eliminati. Questo è un metodo, ma non è umanità.