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Ministro Fontana, si affacci: a Roma splende l'arcobaleno dei diritti

In migliaia in strada contro ogni intolleranza. Per dire che noi esistiamo, ci ribelliamo. E' la Resistenza di quanti hanno a cuore il diritto alla cittadinanza dei desideri

In piazza, ora, a Roma
In piazza, ora, a Roma

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9 Giugno 2018 - 15.25


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di Delia Vaccarello

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Esistiamo. Resistiamo. Nessuna frase di ministro o di chiunque può togliere cittadinanza a chi non si allinea, non abbraccia l’intolleranza e costruisce una civiltà plurale. Esistiamo: gay, lesbiche, bisex, queer, gender variant, identità liquide, eterosolidali. Non ci ingabbiate. Siamo fuori dalle vostre parole. Siamo oltre. Alle 15 di oggi Via Labicana, Roma, è stata solcata da ritmi di musica, il carro del circolo Mario Mieli con danzatori e danzatrici passa da qui per raggiungere piazza della Repubblica da dove parte la manifestazione. Sono sulla soglia di casa mia. Ci salutiamo. “A dopo” e balliamo, io nella strada che sarà tra qualche ora delle migliaia. Loro sul carro.

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Balla ogni romano che tiene alla Resistenza , balla al ritmo della lotta alla chiusura mentale, corredo di ogni fascismo.

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Roma è una delle 28 città che ospita l’onda Pride. Roma in questo inizio di estate calda, che vede governanti annunciare a parole forme che alludono alla negazione dei diritti in chiave lgbt (vedremo quali), Roma si ribella. Non ci sta. I canti gioiosi del gay Pride nel 2018 sono canti di lotta. Venerdi sera, la festa dei 35 anni del circolo Mario Mieli ha visto mezza città affluire al Quirinetta, presente tra l’altro Laura Boldrini, Beatrice Dondi, il mondo del giornalismo e della politica che conosce il ruolo storico del circolo romano. Presente Franco Grillini, che oggi sarà con noi anche se non può, e sarà al centro dei nostri cuori. Trentacinque anni che hanno segnato fondamentali trasformazioni nel mondo, a partire dai desideri.

In questi giorni nella gay croisette sulla Prenestina si è parlato di diritti in Europa, commentando l’avanzata delle destre, di transessualità, di erotismo. Nel salotto erotico che si è tenuto ieri stimolato tra gli altri da Paola Biondi e Antonella Palmitesta abbiamo risentito lo stile della autocoscienza, il fondamento che diede al femminismo la forza di incidere nella storia di questo paese. Ieri ognuno ha parlato di sessualità, di corpi, di transizioni, di orientamenti, di sorprese nelle relazioni sessuali, di coming out a ogni età. Sì abbiamo assistito all’autocoscienza non solo tra donne. Se il potere schiaccia i corpi, e comincia con quelli che sfuggono alle tante gabbie che si chiamano “normalità”, l’onda Pride sta rispondendo. Chiede diritti e riprende a occuparsi dei modi di vivere, delle relazioni, le scava, le valorizza, le scopre. Le libera anche con la forza delle nuove narrazioni. Se i dirigenti della “azienda politica” vogliono riportarci all’isolamento, al pensiero unico, all’essere ciascuno solo in una massa informe e manovrabile, non ci avranno. Se vogliono la chiusura, il rifiuto di chi attraversa il mondo, non ci avranno. Se vogliono sfoderare maschere di certezza per schiacciare i deboli, i fragili che poi siamo tutti, troveranno lo sbarramento, la nostra R/esistenza.

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In queste ore, in questo pomeriggio di sabato 9 giugno, la capitale è già solcata dalle migliaia di manifestanti , è attraversata da 15 carri, dal carro di Agedo ( che unisce i genitori degli omosessuali), dal carro delle famiglie arcobaleno, cioè dei nuclei omogenitoriali (che esistono, ministro Fontana), dal carro del Mario Mieli, e da tanti altri. Dai cittadini che hanno a cuore il diritto alla cittadinanza dei desideri. Roma è solcata da coloro che non chiedono permesso e si prendono la vita. Il movimento Pride alza la testa ancora più di prima. E riparte da ciò che vive non negando l’Altro, da ciò che è fonte della politica vera, della cultura nel suo farsi. Riparte dal corpo.

 

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