Beni sequestrati: l'ex magistrato in aula, a difenderla il neo ministro Giulia Bongiorno

Silvana Saguto, espulsa dalla magistratura è imputata di aver creato un'associazione a delinquere per la gestione dei beni sequestrati alla mafia

Manifestazione antimafia

Manifestazione antimafia

globalist 6 giugno 2018

Giulia Bongiorno, neo non ha ancora ritenuto opportuno lasciare la difesa dell'ex giudice Silvana Saguto, di recente espulsa dalla magistratura dal Csm ed oggi comparsa nell'aula bunker di Caltanissetta. L'ex giudice è imputata di aver creato un'associazione a delinquere per la gestione dei beni sequestrati. Incarico che svolgeva a Palermo. "Non ci siamo sentiti con l'avvocato Bongiorno…" dice l'ex magistrato ora imputata. Silvana Saguto era questa volta in aula ed ha parlato: Ha iniziato scusandosi: "Volevo scusarmi col tribunale se non sono stata presente, ma ho avuto problemi di salute". E annuncia che d'ora in poi parlerà: "Aspettavo il tribunale per spiegare...Farò dichiarazioni spontanee, senza aspettare il mio esame".

 L'aula di oggi, la ricostruzioni di alcuni fatti hanno dell'incredibile, così come li ricostruisce la pagina palermitana di Repubblica.          
La Saguto parla di accuse "rivolte a livello mediatico", dimenticando che ci sono 80 capi di imputazione contestati dai pubblici ministeri Maurizio Bonaccorso e Claudia Pasciuti, con una sfilza di reati, che vanno dall'abuso d'ufficio alla corruzione.
Nell’aula bunker di Caltanissetta la procura chiama a testimoniare uno degli amministratori giudiziari che un tempo lavoravano con la presidente Saguto, che oggi è uno dei principali testi dell’accusa. E’ il commercialista Alessandro Scimeca. E lui racconta che la giudice aveva un maxi debito con il supermercato Sgroi, che aveva sequestrato alla mafia nel 2008. "Due anni dopo, doveva pagare spesa per 10.528 euro. Fece avere un assegno. Ma poco a poco quel debito tornò, e cominciò a lievitare. Era un campanello d’allarme – dice Scimeca – ma non mi preoccupavo, mai avrei potuto pensare che la dottoressa Saguto non pagasse il conto". Nel maggio 2014, la giudice deve pagare 19.674 euro di spesa, un debito di altri due anni.
"A quel punto ero molto allarmato", dice ora l’amministratore giudiziario. "Andavo dalla dottoressa Saguto per dirle di pagare la spesa, le dicevo che il conto stava lievitando un po’ troppo. Ma lei mi ripeteva che non poteva in quel momento, e che avrebbe provveduto". Scimeca aggiunge: "Per quella spesa non pagata, si era creato un certo malumore fra i dipendenti dell’azienda sequestrata, gente che guadagnava 1.200 euro al mese.  Decisi di modificare il cognome sul brogliaccio dei debitori: tolsi Saguto e misi Caramma, il cognome del marito. Volevo tutelare l’istituzione e il buon nome della presidente delle Misure di prevenzione". Un’ammissione a sorpresa, il pubblico ministero Bonaccorso incalza: "Ma non le è mai venuto in mente di bloccare la spesa alla dottoressa Saguto?". La risposta: "Mi diceva che aveva una difficoltà temporanea, non immaginavo non pagasse. E mi sembrava assurdo dirle di non fare più la spesa". Questa è una storia ricca di colpi scena. Invece di pagare, la giudice chiese un prestito al suo amministratore giudiziario. E Scimeca cominciò a pagare lui, 12.300 euro. Solo dopo che il caso giudiziario è scoppiato, la Saguto ha pagato la spesa comprata nel supermercato. E, adesso, per questo debito, l’imputata è accusata di concussione, per aver costretto l’amministratore - sostiene l'accusa - a non attivarsi per recuperare il debito. Di sicuro, quei 12.300 euro nessuno li ha mai restituiti a Scimeca. Quando fu ascoltato per la prima volta, disse di essere "timoroso" rispetto alla Saguto. "E oggi è timoroso?", chiede il pm. Scimeca accenna a un sorriso: "Abbastanza nervoso, grazie". Il pm insiste: "Oggi questo timore l’ha superato?". Risponde: "Sì, ma non mi trovo a mio agio".
Silvana Saguto segue ogni parola in aula, sussurra qualcosa ai suoi avvocati, Ninni Reina e Antonio Sottosanti, l’altro legale - come detto - è Giulia Bongiorno, neo ministro alla Pubblica amministrazione. "Non ci siamo sentiti con l'avvocato Bongiorno – dice la giudice imputata, in una pausa del processo – non so cosa farà e non conosco le norme al riguardo su eventuali incompatibilità".  Lunedì, sarà davanti al gip  per i un altro processo 
L'udienza prosegue facendo luce su passaggi incredibili dell'affaire. In un altro capitolo dell'atto d'accusa. Silvana Saguto voleva che Scimeca assumesse il figlioccio dell'ex prefetto di Messina Stefano Scammacca. "Dopo che un mio collaboratore sentì quel giovane, che pretendeva peraltro una cifra esosa come stipendio, dissi a Silvana Saguto: non si può davvero assumere, non ha proprio le competenze. Qui, stavolta ci sparano", ha aggiunto. Erano, infatti, i giorni delle roventi polemiche sulla gestione dei beni sequestrati.