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Per la Casa e per difendere la 194: le donne ritornano in piazza

Domani a Roma il movimento femminista "Non una di meno" marcerà dalla piazza dell'Equilino a sostegno del Buon Pastore che rischia la chiusura e per il diritto minacciato di abortire

Le donne di Non una di meno
Le donne di Non una di meno

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25 Maggio 2018 - 15.53


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di Delia Vaccarello

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Non ci fermeremo. “Il 26 maggio scenderemo in piazza per difendere la libertà delle donne e la Casa Internazionale delle donne, simbolo delle battaglie femministe a Roma, minacciata di chiusura”. A pochi giorni dalla manifestazione in piazza del Campidoglio le donne tornano a farsi sentire, scenderanno in strada per i 40 anni della legge 194. Sabato 26 maggio alle 17 sfileranno in corteo dalla piazza dell’Esquilino. Organizza il movimento femminista “Non Una di Meno”, che ha riempito le piazze  con mponenti manifestazioni negli ultimi due anni, che ha proclamato lo sciopero generale del “lottomarzo”, che fa parte del movimento internazionale delle donne ed è sceso a fianco delle irlandesi per il referendum, il sesto in 35 anni, indetto per abrogare la legge che vieta l’aborto. Il femminicidio continua ad essere tragedia quotidiana, gli spazi delle donne sono messi a rischio, la cultura dell’ascolto, del rapporto con l’altro, dell’apertura alle differenze viene ostacolata. Le donne non ci stanno e fanno politica. Chiedono laicità e diritti. Contro il clima montante di machismo e sessismo, di rifiuto dei migranti e dei più deboli, di razzismo e omofobia che trova spazi anche nei media le donne di tutto il mondo si stanno unendo.

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Il corteo vedrà sfilare tante realtà, le associazioni lgbtqi, le tante che operano presso il Buon Pastore, la Cgil. Il sindacato insieme ” a una vasta rete di donne e di associazioni, esponenti della politica, delle istituzioni, della cultura e del mondo accademico, ha inviato una lettera aperta alle parlamentari della XVIII legislatura dal titolo “Le donne sono qui”. Denunciano la non applicazione della legge 194 e “l’oscena propaganda mediatica ai danni della libertà di scelta delle donne”. Le donne non ci stanno a tornare indietro rispetto a spazi e diritti, a vedere leso il principio dell’autodeterminazione. La piaga è l’obiezione: In Italia il 70 per cento dei medici è obiettore di coscienza con punte fino al 90 per cento in alcune regioni. Allora non una di meno si rivolge al Ministero della salute, “per denunciare il sabotaggio sistematico della libertà di scelta delle donne”.

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Le responsabilità sono pesanti: “lo smantellamento dei consultori operata dalle Regioni, le scelte protocollari dell’Agenzia Italiana per il Farmaco che limitano fortemente la somministrazione della pillola abortiva RU486 e stabiliscono la non rimborsabilità della contraccezione, così come la recente esclusione della pillola del giorno dopo dai farmaci obbligatori nelle farmacie”. Chiaro che chi non ha i soldi non può farvi ricorso, chi è migrante è tagliato fuori, così come , sottolinea “Non una dimeno”, coloro che “ vivono fuori dalle norme eterosessuali”. “Siamo qui per gridare con forza che vogliamo gli obiettori fuori dalle strutture sanitarie pubbliche e dalle farmacie – dice “Non una di meno” in un documento-. Vogliamo l’accesso alla contraccezione gratuita, alla RU486 e ai servizi sanitari per la gravidanza e il parto, indipendentemente dal possesso di documenti. Vogliamo più consultori laici e aperti alle assemblee delle donne”,

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