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Sindaca Raggi ti scrivo: Roma ha bisogno della Casa e del femminismo

La lettera della giornalista e scrittrice Delia Vaccarello in piazza per la difesa del Buon Pastore "Lo hai visto da te, Virginia, la Lupa Rosa reagisce, protegge, azzanna chi spazza via il pluralismo"

La protesta delle donne
La protesta delle donne

Delia Vaccarello

22 Maggio 2018 - 12.19


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di Delia Vaccarello

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Sindaca Raggi la città non si piega. La città ha risposto. Indifferente alla pioggia, munita di ombrelli multicolori, la Roma che riusciva a entrarci ha occupato ieri pomeriggio la piazza del Campidoglio. “Guarda qua/ guarda qua/ qui c’è tutta la città”. Il popolo dei romani che tiene agli spazi sociali, ai luoghi dove si discute e si fa cultura, che odia i recinti privati, che gode del piacere di sentirsi a casa in uno spazio pubblico arricchente, questo popolo con il pugno alzato si è ribellato alla minacciata chiusura della Casa internazionale delle donne decisa dal consiglio comunale. E da te sindaca, nonostante in queste ore tu cerchi, confondendo le acque e pronunciandoti su Facebook, di dare un nome diverso a questo tentativo. C’erano moltissime donne, ma non solo. La strategia della Casa non è solo separatista, anche se ci sono le associazioni separatiste e organizzano importanti eventi. La Casa è luogo di femminismi, di pluralismi, che tengono a una cosa: la Cultura che non è monetizzabile.

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La scritta “#la casa siamo tutte” sui cartelli rosa compariva ogniddove, una donna si è arrampicata sulla statua della Minerva e ha messo il cartello nel grembo della Dea, Al vigile che diceva “non si sale, si rovinano i monumenti”, rispondeva “sono una restauratrice”.

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Sì sono restauratrici le donne che insieme agli uomini hanno protestato ieri e non intendono fermarsi. “Siamo antiche/ siamo femministe” un altro degli slogan, laddove “antico” diventa segno di radicamento nei valori che contrastano il profitto. Notevole destino per questa parola che pochi anni fa ai tempi dei “brand” veniva svalutata e contrapposta al “nuovo”, che poi si è rivelato, invece, il “vecchio” principio secondo il quale vale tutto ciò che è legato al soldo. Dunque difendiamo anche “l’antico”, la rivoluzione che dal ’68 in poi ha dato una sveglia ai poteri e oggi contrasta la corruzione e gli individualismi.

Inutile parlare di trasparenza e di democrazia, la legge del mercato non è democratica affatto, crea concorrenze sleali tanto più quando c’è di mezzo il valore culturale. Il canone fissato per la Casa internazionale delle donne non può essere calcolato un tot a metroquadro, non si misurano così la cultura, il servizio offerto, l’accoglienza. Non si monetizza un simbolo. Che ci volete fare? Un bel centro congressi? A quale privato la volete cedere?

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Roma lo sa, e non si è piegata, uno dei cartelli raffigurava una lupa rosa: la Casa siamo tutte, la casa è una Lupa rosa che azzanna, che protesta. Vedi Virginia Raggi, la città si identifica anche nella Casa delle donne, e se tu la scippi, si sente derubata, depredata, fatta a pezzi. Lo hai visto ieri con i tuoi occhi: la Lupa Rosa reagisce, protegge, azzanna a colpi di urla e mette su uno spettacolo di protesta che ha fatto invece a pezzi la tua di immagine, cara la mia prima sindaca della capitale. “Mandate via la Raggi/ metteteci una donna” : slogan gridato a squarciagola la dice lunga sulla percezione diffusa della sindaca nella città della protesta. Roma città antica, città aperta, che resta meravigliosa per quello che i moderni non stanno riuscendo a picconare. “Siamo antiche/siamo femministe”, e dunque: “donna non sai la forza che hai, sì lo so la forza che ho”.

Cara sindaca, l’hai vista ieri pomeriggio questa forza. Tutti riunivamo le mani a simboleggiare la vagina, come si iniziò a fare nel ’68 francese. Noi siamo la storia e siamo l’oggi. Non ce la fai con i voti ottenuti anche grazie alla speranza così come alla disperazione, a distruggere la storia che diventa attualità. La Lupa Rosa si ribella. La Casa non farà la fine della piazza san Cosimato, scippata ai ragazzi del Cinema America che da quattro anni facevano l’interessante rassegna cinematografica. Adesso i ragazzi si spostano su tre sedi, ma a loro è stato tolto il cuore storico della città. La stessa operazione, cara Raggi, non ti riuscirà con l’edificio del Buon Pastore a pochi passi, in via della Lungara. E qui lo slogan che abbiamo gridato “a te le pecore/a noi il Buon Pastore” ci sta tutto.

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Non ha quattro anni quell’edificio. E’ sede della Casa da poco meno di 40. L’ho occupato anch’io quando avevo venti anni, e il comune aveva dato solo 400 metri quadri.Le associazioni della Casa allora, con tante donne giovani come me e meno giovani, occuparono tutto e iniziò una lunga trattativa. Erano i primi anni 80 del secolo scorso. E se allora mi riunivo con le lesbiche per fare la bollettina del Cli, negli anni ho frequentato la Casa per svariatissimi motivi, compresi lo scorso anno gli incontri dell’istituto italiano per gli studi filosofici che in collaborazione con Archivia della Casa ha organizzato meeting dal tema “disuguaglianze e disobbedienze”, riunendo gli intervenuti di valentissimi intellettuali di ogni identità di genere. Per non parlare de “la casa spiazza” l’appuntamento estivo nel giardino che ha regalato tra le altre cose una pungente piece teatrale di Grazia Scucimarra. Quarant’anni e un arco temporale che ha visto la Casa restare luogo cittadino di inestimabile valore. Non ce la farai, sindaca Raggi. Roma ti si rivolta contro. La gioia della ribellione e della disobbedienza fremeva ieri sotto le finestre del consiglio comunale, attraversava le giovanissime di “non una di meno”, i collettivi storici, le mille donne dell’università, gli intellettuali, i gruppi e le cooperative, le associazioni lgbtq, insomma tutta Roma. Te lo abbiamo detto chiaro e forte: la Lupa Rosa non si tocca.

 

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