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Raggi caccia le donne dalla loro Casa e si tiene gli abusivi di CasaPound

Burocrazia, assenza di visione e spaccatura profonda tra le consigliere Cinque Stelle in Campidoglio dopo la mozione di Gemma Guerrini. La presidente della Casa: è l'inizio del deserto sociale

Lo striscione per la Casa delle donne di Roma
Lo striscione per la Casa delle donne di Roma

globalist

20 Maggio 2018 - 16.46


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Sfratto. Il bisogno di far cassa del Campidoglio non fa differenza tra un semplice cittadino moroso e una realtà che è presente, storia e memoria non solo di questa città ma di tutto il movimento Femminista italiano. Un luogo che l’utilizzo per fini sociali ha portato ad una valorizzazione delle proprietà, sia al livello strutturale che per i servizi offerti. La casa delle donne di Roma un luogo attivo, così attivo che viene costantamente minacciato dai fascisti che attaccano la 194 e i diritti delle donne. Ma la Giunta Raggi, che invece lascia a CasaPound un intero palazzo all’Esquilino, attacca loro. Le donne. Le donne in una città governata per la prima volta da una sindaca. 
Pura burocrazia, pura miopia politica contenuta nella mozione di sfratto, prima firmataria la consigliera M5s Gemma Guerrini, che chiede di “riallineare e promuovere il progetto Casa Internazionale della Donna alle moderne esigenze dell’amministrazione e della cittadinanza”, cioè di trasformare la struttura in “un centro di coordinamento gestito da Roma Capitale” con cui le associazioni di settore potranno collaborare tramite dei bandi. Una mozione che ha creato diversi malumori tra la maggioranza a 5 stelle, con alcune consigliere che hanno prima detto di voler ritirare la firma al provvedimento salvo poi votarlo per disciplina di partito.
“Da 4 mesi e mezzo abbiamo consegnato una memoria che ricostruisce il progetto della Casa per uscire dall’impasse del debito. Per ora non abbiamo avuto nulla, ora chiediamo una risposta chiara. Loro parlano di circa 800 mila euro ma noi diciamo che ci sono anche dei crediti dovuti alla manutenzione dello stabile”, spiega la presidente della Casa, Francesca Koch. “Hanno rifiutato di accettare la valutazione della precedente giunta – aggiunge – e se accettassero, il debito scenderebbe a 300èmila euro e sarebbe più semplice organizzare una rateizzazione. Oggi il canone annuo e’ di 88 mila euro l’anno: fatichiamo a pagarlo, al momento riusciamo a darne circa la meta’”. Poi l’attivista sottolinea: “Siamo disponibili a fornire altri servizi, come un corso di informatizzazione per le donne ex detenute chiesto dal Comune. La mozione della Guerrini invece dice semplicemente che il Campidoglio si riprende lo stabile e poi mette a bando i servizi, ma noi non siamo un soggetto di servizio, siamo una realta’ che porta avanti un progetto socio-culturale”. E incalza: “In nome della legalità hanno fatto un deserto, perché forse avranno rispettato la legge ma al contempo avranno creato altri conflitti sociali”. Il Campidoglio, in attesa dell’incontro di lunedi’, si limita a ribadire: “Non abbiamo nessuna intenzione di chiudere la Casa internazionale: è un’ipotesi che non è mai stata presa in considerazione, faremo però delle valutazioni con i gestori attuali”.

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La mobilitazione però non si ferma: per lunedì 21  alle 18, è prevista una manifestazione davanti all’assessorato Roma Semplice (via del Tempio di Giove 3) e in mattinata è stata convocata una conferenza stampa in Senato. 

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