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Regeni, la mamma Paola: sciopero della fame per la scarcerazione di Amal

Chiede, assieme alla sua legale, il rilascio dell'attivista arrestata in Egitto: "Nessuno deve più pagare per la nostra legittima richiesta di verità sulla scomparsa, le torture e l'uccisione di Giulio"

Paola Regeni
Paola Regeni

globalist

14 Maggio 2018 - 13.39


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Uno sciopero della fame per protestare e chiedere la scarcerazione di Amal Fathy, l’attivista egiziana impegnata nella ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore triestino il cui corpo fu ritrovato vicino al Cairo il 3 febbraio del 2016. E’ quello che hanno annunciato a partire da oggi Paola Regeni, la madre di Giulio, insieme con il legale della famiglia Alessandra Ballerini.
Amal Fathy è la moglie di Mohamed Lotfy, il direttore esecutivo di una ong – la “Commissione egiziana per i diritti e le libertà” – impegnata nell’assistere proprio la famiglia Regeni al Cairo nella battaglia per ottenere la verità dopo quanto accaduto nella capitale egiziana tra gennaio e febbraio del 2016. Paola Regeni e Alessandra Ballerini, a staffetta, attueranno lo sciopero della fame per chiedere che la donna venga rilasciata immediatamente.
In una breve nota per spiegare il perché del gesto, Paola Regeni e Alessandra Ballerini si dicono, “da donne”, “particolarmente turbate ed inquiete” per il protrarsi della detenzione di Amal e ribadiscono che “nessuno deve più pagare per la nostra legittima richiesta di verità sulla scomparsa, le torture e l’uccisione di Giulio”. Un’iniziativa per la quale chiedono il sostegno di tutti: “vi chiediamo di digiunare con noi, fino a quando Amal non sarà finalmente libera. Noi siamo la loro speranza”.
Dalle scarne informazioni che giungono dall’Egitto la moglie del consulente legale della famiglia Regeni, sarebbe stata fermata dalla Sicurezza egiziana probabilmente per uno sfogo postato su Facebook. Parole che potrebbero essere interpretate come un appoggio al terrorismo: un’accusa che in Egitto può portare all’ergastolo e alla pena di morte.
Diversa invece l’interpretazione della madre di Giulio Regeni che ha sottolineato come l’arresto di Fathy tradirebbe un certo nervosismo perché ci si starebbe avvicinando a scoprire i responsabili delle torture e dell’omicidio del figlio. “Se questo accade – ha detto Paola Regeni – vuol dire che siamo molto vicini alla verità”.
Per quanto riguarda le indagini sul sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni inizieranno domani al Cairo, alla presenza degli inquirenti italiani, le operazioni di recupero delle registrazioni delle videocamere di sorveglianza della metropolitana della capitale egiziana. All’atto istruttorio prenderà parte anche il pm Sergio Colaiocco, titolare dell’indagine della Procura di Roma. Le operazioni saranno svolte da una società russa specializzata in questo tipo di attività. La delegazione italiana sarà composta anche da tecnici che assisteranno al processo di recupero delle immagini che durerà alcuni giorni. Al termine una copia di quanto salvato sarà consegnata ai pm di piazzale Clodio.

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