Incidente alle Acciaierie venete: drammatiche le condizioni di 3 operai

Lo stabilimento è sotto sequestro e tutte le attività sono ferme. Proclamato uno sciopero di 24 ore e un presidio fuori dalla fabbrica.

Vigili del fuoco al lavoro alle Acciaierie venete

Vigili del fuoco al lavoro alle Acciaierie venete

globalist 14 maggio 2018

Sono stabili, anche se ancora molto gravi, le condizioni degli operai rimasti coinvolti domenica nell'incidente alle Acciaierie venete di Padova, investiti da una colata di acciaio fuso.
I feriti sono ancora ricoverati negli ospedali di Padova, Cesena e Verona con ustioni su gran parte del corpo. Le loro condizioni sono ancora critiche, anche sembra che le funzioni vitali siano intatte. Sergio Todita, 39 anni, moldavo, Marian Bratu, 43 anni, di origine rumene sono i più gravi. Colpito dall'esplosione anche David Frederic Gerard Di Natale, 39 anni, italo-francese. Dimesso invece nella tarda serata di domenica il quarto operaio, con una prognosi di 15 giorni.
Intanto rimane sotto sequestro lo stabilimento di Riviera Francia a Padova. L'incidente ha coinvolto quasi l'intero stabile. Ferme tutte le attività, al di là di poche operazioni di carico e scarico.
Dopo il terribile incidente di domenica sono previste oggi 24 ore di sciopero nei 6 stabilimenti del gruppo Acciaierie venete. In programma anche un "presidio di solidarietà" per i lavoratori feriti presso il sito di via Silvio Pellico a Padova. Anche i lavoratori di altre aziende siderurgiche del Veneto hanno aderito allo sciopero.
Dura la Fiom che ha parlato di ennesima giornata indegna per il mondo del lavoro.
"Basta - ha detto Loris Scarpa, segretario della Fiom Cgil di Padova - è ora di fermarsi e di ripristinare le priorità! Il lavoro e il come si lavora sono l'unica priorità! Non possiamo permetterci più altre tragedie, non possiamo più contare solo i morti, i feriti e gli invalidi. È necessario fermarci e ripensare profondamente a quali sono le priorità di un Paese evoluto e che vuole progredire. Perché dobbiamo lavorare in queste condizioni? A noi non interessano i costi né i profitti, ma vogliamo lavorare solo per costruire un futuro dignitoso per noi e i nostri figli. Il lavoro, e non il mero contenimento dei costi, dovrebbe essere il segno del vero progresso. Questi fatti non riguardano più solo i sindacati e le imprese, ma devono riguardare chi governa e chi vuole governare questo Paese".