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Stato-Mafia, le associazioni anti clan: 'Ora isolare politicamente Forza Italia'

All'indomani della sentenza di Palermo irrompe il tema dei legami tra Dell'Utri e Berlusconi. La lettera dell'associazione Rita Atria. Mentre il Cav. replica: ridicolo, io sono parte lesa semmai

Il bacio tra Berlusconi e Dell'Utri
Il bacio tra Berlusconi e Dell'Utri

globalist

21 Aprile 2018 - 10.00


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Un tema, questo, che sta emnergendo prepotentemente dopo la sentenza di ieri sulla trattativa Stato-Mafia. La condanna di Dell’Ultri d’altra parte non fa che accentuare il problema che è nulla affatto chiarito o risolto.  Berlusconi naturalmente non ci sta. Replica a Di Matteo: ” “Se il sunto accusatorio di cui è così soddisfatto il dottor Di Matteo fosse valido, Silvio Berlusconi sarebbe la persona offesa in qualità di presidente del Consiglio in quel periodo”, dice il leader di Forza Italia. Che prova a paragonarsi agli altri due governi destinatari delle minacce della mafia nel 1992 e 1993, veicolate dai carabinieri del Ros: quelli di Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi. Scrive Il Fatto: “In effetti la sentenza della corte d’Assise – così come la ricostruzione dell’accusa – individua il governo Berlusconi come il terzo esecutivo al quale erano indirizzate le intimidazioni dei boss”. 

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Però il rapporto tra Berlusconi e Dell’Utri cambia lo scenario. Così l’associazione Antimafie Rita Atria scrive: “Chiediamo che le forze politiche parlamentari, elette in rappresentanza del popolo italiano, isolino politicamente, a livello nazionale e locale, Forza Italia (non ci risulta che all’interno di Forza Italia sia stato aperto un dibattito sulla problematica e quindi riteniamo siano ancora compatti con il loro leader e fondatore), la cui genesi ormai è scritta in due sentenze di due tribunali italiani, e rifiutino come irricevibile ogni proposta di Governo che contempli la presenza del partito tra le forze di maggioranza o in appoggio esterno all’esecutivo”. E aggiungono: “Chiediamo inoltre che venga istituita una commissione parlamentare d’inchiesta che indaghi sull’operato dei governi a cui la sentenza fa riferimento, e dimostri se questi abbiano agito in accoglimento delle richieste mafiose per il tramite del senatore Dell’Utri – continua -. Finché partiti come Forza Italia godranno di agibilità politica e potranno partecipare alla formazione dei Governi e alle elezioni delle principali cariche parlamentari ed istituzionali non possiamo ritenere che sia stata fatta giustizia. Il cambiamento di cui le forze politiche vogliono rendersi protagoniste non può prescindere dal riconoscimento di una responsabilità politica nella trattativa Stato-mafia”.

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