Ruby bis, così le ragazze sollazzavano Berlusconi grazie a Fede e Minetti

Chiesta la conferma della condanna per favoreggiamento alla prostituzione. Per il Pg di Milano l'ex direttore del Tg 4 portava 'merce nuova' al capo, mentre Nicole 'forniva le case'

Nicole Minetti Emilio Fede
Nicole Minetti Emilio Fede
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16 Aprile 2018 - 12.37


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Chiesta la conferma delle condanne per Emilio Fede e Nicole Minetti nel processo Ruby bis con al centro l’accusa di favoreggiamento della prostituzione per le serate nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore.  Proprio lui, il numero di Forza Italia che ancora oggi detta le regole della politica in Italia. 
Il sostituto pg di Milano Daniela Meliota che ha chiesto per l’ex direttore del Tg4 e per l’ex consigliera lombarda che siano confermate le condanne rispettivamente a 4 anni e 10 mesi e a 3 anni di reclusione.
Il pg nell’intervento, oltre a chiedere di respingere una questione di illegittimità costituzionale del reato di favoreggiamento della prostituzione presentata dalle difese, ha spiegato che Fede (accusato anche di tentata induzione) favorendo la prostituzione per l’ex Cavaliere voleva “guadagnarci” in termini economici e di “posizione” e aveva il compito di portare “merce nuova” a villa San Martino. Minetti, invece, aveva il ruolo “fondamentale” di fornire “abitazioni” alle ragazze.
“Fede – ha spiegato il pg, che ha ripercorso tanti elementi dell’inchiesta sul caso Ruby tra cui anche l’ormai nota statuetta di Priapo definita pupazzo superdotato – aveva un preciso scopo per favorire la prostituzione selezionando” le ragazze da portare ad Arcore e che provenivano “dall’agenzia di Lele Mora”, già condannato in via definitiva in questo procedimento.
“Voleva mantenere la sua posizione di direttore del Tg4 – ha detto ancora il pg – e la sua autorevolezza che gli derivava dal suo rapporto con Berlusconi, anche perché stava perdendo colpi e voleva ancora gloria e guadagni”. E ha ricordato l’episodio del prestito milionario chiesto da Fede e Mora all’ex premier e del quale il giornalista avrebbe poi trattenuto una parte.
Nicole Minetti avrebbe invece rivestito un “ruolo fondamentale nella gestione degli appartamenti di via Olgettina” e, in cambio, tra l’altro, si sarebbe guadagnata la possibilità di essere eletta in Consiglio regionale. Per lei il pg ha chiesto di confermare il riconoscimento delle generiche. Sempre su Fede, al quale ha chiesto invece di non riconoscere le generiche, il pg ha sostenuto che “ha manifestato in una marea di occasioni una prepotente forza persuasiva” nei confronti delle ragazze, approfittando della loro fragilità”.
La Cassazione, ha ricordato il pg, ha chiesto di approfondire gli elementi probatori relativi alla tentata induzione e al favoreggiamento della prostituzione di 6 ragazze (sulle 33 totali), tra cui anche Ambra Battilana, Chiara Danese, Imane Fadil (testimoni ‘chiave’ dell’accusa e parti civili) e Roberta Bonasia. Il pg ha parlato di quella “fase del bunga-bunga nella quale c’era un’atmosfera suadente e accattivante che influiva sulla fragilità delle ragazze, alcune appena 18enni e nel corso della quale Berlusconi e Fede toccavano le ragazze”.

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