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Malagrotta: chiesti 6 anni per Manlio Cerroni, il ras delle discariche romane

E' accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti. Il pm: "sistema a un passo dall'associazione di stampo mafioso".

Manlio Cerroni
Manlio Cerroni

globalist

9 Marzo 2018 - 15.55


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Sei anni di carcere. Questa la condanna chiesta dal pm di Roma Alberto Galanti per l’ex patron della discarica di Malagrotta, Manlio Cerroni, per l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico dei rifiuti.
Chiesta anche una condanna a 5 anni per l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi e per Francesco Rando, amministratore unico di molte imprese riconducibili allo stesso Cerroni.
Inoltre la Procura ha chiesto al tribunale di infliggere 2 anni a Luca Fegatelli, già dirigente dell’Area rifiuti della Regione Lazio, 4 anni a Giuseppe Sicignano, già supervisore delle attività operative condotte presso gli impianti di Cecchina e 2 anni a Raniero De Filippis, ex capo Dipartimento del territorio della Regione Lazio. Assoluzione, invece, per Piero Giovi, anche lui socio di imprese e storico collaboratore di Cerroni “per non aver commesso il fatto”.
Un sistema, quello del gruppo Cerroni, a un passo dalla mafia. “Siamo in presenza di un sistema – ha detto il pm Galanti – che sta con un piede e mezzo nel 416 bis, l’associazione di stampo mafioso. A Roma e nel Lazio c’è stata una gestione da anni ’60 nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Per anni si è buttato tutto in discarica senza effettuare alcun tipo di differenziata. Fino a due anni fa alla Regione Lazio non c’è mai stata una gara pubblica per affidare la gestione dei rifiuti. La parola ‘gara’ non è mai comparsa in questo processo”.
E ancora: “La parola che invece abbiamo sempre sentito è emergenza: tutta la gestione dei rifiuti è avvenuta in emergenza, allo scopo di creare e autorizzare una situazione di monopolio assoluto nella gestione dei rifiuti in tutta la regione Lazio. Un monopolio – secondo il pm – Galanti reso possibile dal decreto commissariale di giugno 2008 che di fatto ha creato un sistema chiuso, ermetico, impermeabile, che ha impedito l’accesso nel sistema di altri competitor, eliminando ogni libertà di mercato e di concorrenza. Tutti gli impianti privati nel Lazio infatti, tranne due, sono riconducibili a Cerroni”.

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