Una mano tesa: quando l’umanità cancella l’odio razzista

Un soccorritore aiuta un uomo rimasto sott'acqua dopo il rovesciemento del barcone

Un soccorritore salva un migrante nel Mediterraneo

Un soccorritore salva un migrante nel Mediterraneo

globalist 3 febbraio 2018

L’ultimo è dell’altro ieri, quando novanta migranti sono stati dati per dispersi (ossia quasi certamente morti) i in un naufragio avvenuto al largo delle coste della Libia. 
"Dieci corpi sono stati ritrovati sulle coste libiche", ha dichiarato da Ginevra Olivia Headon, portavoce dell’Oim, "si tratta di otto pachistani e due libici, mentre ci sono tre sopravvissuti accertati".
In precedenza anche le Nazioni Unite avevano parlato del naufragio affermando che a bordo del barcone naufragato ci sarebbero soprattutto cittadini pachistani.
In questo caso i migranti sono stati soccorsi nel Mediterraneo da una nave che li ha salvati da morte certa.

Di Maio li aveva definiti i taxi del mare, altri hanno augurato loro di affogare insieme ai migranti, altri ancora cavalcano l’odio.
Nessuno si interroga sulle guerre, i traffici, le espropriazioni, le responsabilità del mondo “ricco” nelle diseguaglianze globali che sono cresciute a dismisura negli ultimi decenni.
Nel frattempo la mano tesa di chi salva le vite è la miglior risposta all’odio razzista,